Il Poz, carissimo “nemico”: «Trieste, team di gente vera»

Quattordici vittorie di fila tra serie A ed Europa, il trionfo nell’Europe Cup, i festeggiamenti in versione Incredibile Hulk, con la camicia strappata stavolta per gioia e conil permesso del presidente. Gianmarco Pozzecco a Sassari è l’uomo del giorno. E Sassari - che domani sera arriva all’Allianz Dome per affrontare la Pallacanestro Trieste in una sfida essenziale per i play-off, è la squadra del giorno.
Partita a Wurzburg e festeggiamenti per la coppa hanno stremato anche un tipetto adrenalico come il Poz. «Abbiamo giocato mercoledì alle 17, poi tra premiazioni, trasferimento in pullman a Francoforte, volo all’alba, accoglienza trionfale a Sassari, da due giorni non chiudo occhio».
Il Banco di Sardegna ha conquistato l’Europa. Un’isola è in festa.
Ma più che della vittoria in finale sono orgoglioso delle 14 vittorie. Stiamo realizzando qualcosa di straordinario. Sassari sta ritrovando l’entusiasmo dello scudetto con Sacchetti.
È arrivato in Sardegna a stagione in corso, dopo aver lasciato cadere altre opportunità.
Sentivo che a Sassari avrei potuto fare bene. Un buon budget, giocatori seri e di esperienza, un club dinamico, dove tutti remano dalla stessa parte.
E tutti hanno “scoperto” il Poz eccellente coach. Nonostante le camicie strappate e un rapporto quasi cameratesco con i giocatori, atteggiamenti che hanno fatto alzare più di qualche sopracciglio.
Non mi preoccupo delle critiche. Io sono così. Certo, il tempo passa, a Bologna ho rimediato più espulsioni io in due mesi che altri in una carriera intera e mi sono dato una calmata. Ma per il resto, io sono questo. Questo è il mio modo di allenare, nei miei giocatori vedo soprattutto belle persone. Sbaglierei a scimmiottare altri. Dai miei allenatori ho cercato di prendere i consigli utili. Come quello di Tullio Micol. Mi diede un pallone in mano e mi disse “Divertiti”. Poi mi batteè con la mano sulla spalla e aggiunse. “Divertiti, ma se vinci è anche meglio...”
Domani il triestino Pozzecco torna all’Allianz Dome per una partita pesantissima in chiave play-off.
Chiedete a un allenatore che squadra vorrebbe trovarsi di fronte. Nessuno sceglierebbe Trieste. Perchè è una squadra vera. Solo una formazione vera e con una conformazione europea avrebbe saputo reagire in modo così straordinario a un momento difficile. Non ci sono mercenari tra i biancorossi ma uomini con un grande senso di responsabilità. Mi piacciono tutti. Da Fernandez a Dragić, un campione che è stato fermato dagli infortuni ma è da Eurolega. E poi...
E poi c’è Dalmasson.
Sono un estimatore di Eugenio e lo dico da tempi non sospetti. Proprio ad “Aperitivo sotto canestro”, quando ancora stavo a Formentera senza una panchina, ne parlai benissimo...Sono tra chi vede Dalmasson, Sacchetti e Vitucci in corsa come coach dell’anno.
Nel futuro, Sassari e il matrimonio. Gli amici dell’Ibiza Liga (il torneo amatoriale dove giocava, ndr) hanno perso il loro asso.
Restano amici. Compagni di squadra. I valori contano, non importa se giochi con i ragazzi dell’Inter 1904 o una finale olimpica. —
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