Il Poz, carissimo “nemico”: «Trieste, team di gente vera»

Ritorna da coach vincente in Europa con Sassari. «Stimo Dalmasson da sempre Sono orgoglioso delle 14 vittorie di fila. Non posso cercare di cambiare, sono così»
Gianmarco Pozzecco Ritratto, Esultanza, S.Oliver Wurzburg - Banco di Sardegna Dinamo Sassari Fiba Europe Cup 2018-2019 Finale Ritorno Wurzburg, 01/05/2019 Foto L.Canu / Ciamillo-Castoria
Gianmarco Pozzecco Ritratto, Esultanza, S.Oliver Wurzburg - Banco di Sardegna Dinamo Sassari Fiba Europe Cup 2018-2019 Finale Ritorno Wurzburg, 01/05/2019 Foto L.Canu / Ciamillo-Castoria



Quattordici vittorie di fila tra serie A ed Europa, il trionfo nell’Europe Cup, i festeggiamenti in versione Incredibile Hulk, con la camicia strappata stavolta per gioia e conil permesso del presidente. Gianmarco Pozzecco a Sassari è l’uomo del giorno. E Sassari - che domani sera arriva all’Allianz Dome per affrontare la Pallacanestro Trieste in una sfida essenziale per i play-off, è la squadra del giorno.

Partita a Wurzburg e festeggiamenti per la coppa hanno stremato anche un tipetto adrenalico come il Poz. «Abbiamo giocato mercoledì alle 17, poi tra premiazioni, trasferimento in pullman a Francoforte, volo all’alba, accoglienza trionfale a Sassari, da due giorni non chiudo occhio».

Il Banco di Sardegna ha conquistato l’Europa. Un’isola è in festa.

Ma più che della vittoria in finale sono orgoglioso delle 14 vittorie. Stiamo realizzando qualcosa di straordinario. Sassari sta ritrovando l’entusiasmo dello scudetto con Sacchetti.

È arrivato in Sardegna a stagione in corso, dopo aver lasciato cadere altre opportunità.

Sentivo che a Sassari avrei potuto fare bene. Un buon budget, giocatori seri e di esperienza, un club dinamico, dove tutti remano dalla stessa parte.

E tutti hanno “scoperto” il Poz eccellente coach. Nonostante le camicie strappate e un rapporto quasi cameratesco con i giocatori, atteggiamenti che hanno fatto alzare più di qualche sopracciglio.

Non mi preoccupo delle critiche. Io sono così. Certo, il tempo passa, a Bologna ho rimediato più espulsioni io in due mesi che altri in una carriera intera e mi sono dato una calmata. Ma per il resto, io sono questo. Questo è il mio modo di allenare, nei miei giocatori vedo soprattutto belle persone. Sbaglierei a scimmiottare altri. Dai miei allenatori ho cercato di prendere i consigli utili. Come quello di Tullio Micol. Mi diede un pallone in mano e mi disse “Divertiti”. Poi mi batteè con la mano sulla spalla e aggiunse. “Divertiti, ma se vinci è anche meglio...”

Domani il triestino Pozzecco torna all’Allianz Dome per una partita pesantissima in chiave play-off.

Chiedete a un allenatore che squadra vorrebbe trovarsi di fronte. Nessuno sceglierebbe Trieste. Perchè è una squadra vera. Solo una formazione vera e con una conformazione europea avrebbe saputo reagire in modo così straordinario a un momento difficile. Non ci sono mercenari tra i biancorossi ma uomini con un grande senso di responsabilità. Mi piacciono tutti. Da Fernandez a Dragić, un campione che è stato fermato dagli infortuni ma è da Eurolega. E poi...

E poi c’è Dalmasson.

Sono un estimatore di Eugenio e lo dico da tempi non sospetti. Proprio ad “Aperitivo sotto canestro”, quando ancora stavo a Formentera senza una panchina, ne parlai benissimo...Sono tra chi vede Dalmasson, Sacchetti e Vitucci in corsa come coach dell’anno.

Nel futuro, Sassari e il matrimonio. Gli amici dell’Ibiza Liga (il torneo amatoriale dove giocava, ndr) hanno perso il loro asso.

Restano amici. Compagni di squadra. I valori contano, non importa se giochi con i ragazzi dell’Inter 1904 o una finale olimpica. —

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