Intervista a Procaccio: «La B un sogno che parte dall’Eccellenza»

TRIESTE Era arrivato la scorsa estate dalla serie D, in punta di piedi. Alla fine Andrea Procaccio, 23 anni, è stato l’unico giocatore della Triestina a mettere piede in campo in tutte le 38 partite di campionato.
Procaccio, cosa si prova dopo una stagione così?
«Una sensazione bellissima. Ne parlavo la scorsa settimana con i miei, e ricordavamo che la scorsa estate si parlava di che bello sarebbe stato almeno esordire. Alla fine le ho giocate tutte».
L’inizio come è stato?
«La prima volta ero in panchina e a vedere questo pubblico un po’ le gambe ti tremano. Poi ho esordito già in quella giornata ed ero felicissimo. Speravo di giocare un altro po’, ma alla terza ho già fatto il titolare».
Non è facile dare tanta fiducia a un giovane...
«Sono contento che il mister abbia avuto fiducia in me, ha visto grande impegno. Mi ricordo che in un allenamento andavo un po’ più piano e mi diceva “ricordati che vieni da una categoria più bassa, devi farti vedere! Avere grinta, avere fame!. E queste cose entrano in testa. E poi c’è stata anche la fiducia di Milanese, della società col rinnovo del contratto. Io qua sto benissimo, la città è bellissima, i tifosi eccezionali, lo stadio è al top, cosa chiedere di più? Solo sperare di salire ancora più su».
Sul fronte offensivo ha fatto di tutto, esterno, trequartista, seconda e prima punta: essere eclettico ha aiutato?
«Sì, a volte mancavano dei giocatori, così ho dovuto fare un po’ di ruoli diversi. Io avevo sempre fatto l’esterno sinistro, qua mi è capitato di fare anche la prima punta. Ma mi sono adattato bene a tutto e mi è piaciuto».
Cosa l’ha sorpresa in maniera positiva sul piano personale?
«Molte volte, anche in stadi di serie D più importanti, vedevo tante differenze, e venendo in una realtà come Trieste e in una grande società professionistica, pensavo di fare più fatica ad ambientarmi. Invece grazie al gruppo mi sono inserito subito. Mi hanno aiutato tutti, da Libutti che è il primo che ho conosciuto a quelli più esperti. Pablo ad esempio è una persona eccezionale, lui che ha giocato anche in A è stato il primo ad aiutarmi, ho giocato tante partite al suo fianco e non mi ha mai fatto pesare niente».
Dove invece deve migliorare?
«Nella protezione della palla: ero abituato a giocare con la porta davanti, giocando qualche volta spalle alla porta è più difficile. Inoltre devo cercare di non uscire troppo dal campo con la testa, ogni tanto mi isolo e non tocco palla per qualche minuto. Devo cercare più la palla, ma anche avere meno frenesia, meno di quella fretta che poi porta a sbagliare».
Come si gestisce questo periodo verso i play-off?
«Alimentazione, riposo, vita sana, e allenarsi al cento per cento. Gli altri stanno facendo tante partite, potremmo trovare squadre al top, dovremo essere bravi ad arrivarci al massimo ed essere concentrati dalla prima partita».
Questa Triestina può farcela?
«I giocatori ci sono, lo staff pure, lo stadio è il top e la società è eccezionale: Trieste merita la B, sarebbe favoloso nell’anno del centenario. Per me? Sarebbe pazzesco, pensare che due anni fa ero retrocesso in Eccellenza...». —
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