«La pallanuoto a chilometro zero a Trieste è un progetto che diventa realtà»

TRIESTE «La famiglia mi mancherà, ma non potevo proprio rifiutare una simile occasione». Il 41enne allenatore genovese Daniele Bettini si presenta con le primissime impressioni sulla città e su una società che definisce «tra le più serie che si possano trovare nel variegato mondo della pallanuoto».
Bettini, perché ha detto sì a Trieste?
È l'occasione che attendevo: creare una prima squadra a chilometro zero. Pensavo di essere un visionario, invece è la stessa idea del presidente Samer e del ds Brazzatti: non potevo rifiutare.
Quando si trasferirà in pianta stabile a Trieste?
A metà agosto. Il 27 poi inizieremo la preparazione. Ho già visto l'appartamento dove vivrò: bellissimo, vicino al centro. Purtroppo mia moglie e le mie due bambine non potranno seguirmi per problemi di lavoro e di scuola.
La spaventa la distanza da casa?
Da giocatore a 18 anni mi trasferii a Bologna. Questa volta sarà più dura, perché la vivrò da genitore oltre che da marito. Ma sono state le mie tre donne a dirmi di accettare Trieste.
Dopo Piccardo un altro ligure a Trieste. Teme il confronto?
No. Piccardo ha fatto molto bene in tre anni, portando Trieste in A1. Ora invece c’è una squadra reduce da un'annata travagliata. Vorrei portare la mia esperienza a un gruppo con tanta voglia di riscatto.
Ha già visto i suoi nuovi giocatori?
Sono stato a Trieste due giorni. Giorgi e Petronio hanno voluto incontrarmi per darmi il benvenuto: mi ha fatto molto piacere. Tutti gli altri ragazzi li conosco bene come avversari.
Tra i giovani quali i nomi su cui puntare?
Tutto il nucleo è molto interessante. Mezzarobba ha già fatto parlare di sé in ambito nazionale, così come il giovanissimo Mladossich. Ma ci sono anche Podgornik, Turkovic, Spadoni, Diomei...
Rocchi e Panerai sono due validi acquisti. Ne seguiranno altri?
Sarà interessante tenere d'occhio soprattutto Panerai, ha ampissimi margini di miglioramento. Per il resto vedremo assieme a Brazzatti se e come proseguire nel mercato.
Cosa pensa della pallanuoto italiana e del monopolio della Pro Recco?
Recco sta facendo qualcosa di estremamente professionale in un mondo sportivo provinciale. È qualcosa di devastante, non essendoci altre società come il Recco, la pallanuoto si sta impoverendo sempre più. Per questo sono invece emozionato dall'essere a Trieste.
Cosa la emoziona di Trieste?
Una società sana, che punta sul vivaio e che ha una scuola nuoto con 700 bambini: numeri pazzeschi. E c'è quel progetto di squadra a chilometro zero che avevo iniziato a creare al Bogliasco. Questo è il mio obiettivo a lungo termine.
E l’obiettivo a breve?
Conquistare una tranquilla salvezza. Le possibilità ci sono tutte. Società seria, squadra competitiva, infrastrutture. Non vedo l'ora di iniziare. —
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