L’Acegas ora è pronta e aspetta che Trieste le dia un futuro vero

La squadra è cresciuta abbastanza da poter costituire una solida base. E Dalmasson vorrebbe continuare qui
Di Matteo Contessa
Foto Bruni 28.04.13 Basket:ACEGAS-Casale M-la gioia di Dalmasson
Foto Bruni 28.04.13 Basket:ACEGAS-Casale M-la gioia di Dalmasson

TRIESTE. Le vittorie ottenute contro Verona e Casale e quelle sfumate solo negli ultimi secondi a Frosinone, contro Veroli, e a Trento; le partite giocate alla pari per 35-36 minuti a Barcellona Pozzo di Gotto, Scafati e a Forlì, finchè le forze e la lucidità tenevano in un roster sempre più risicato; le sconfitte “regalate” dagli arbitri in casa contro Bologna e Pistoia e quella all’overtime contro Brescia. Ecco, tutto questo è la dimostrazione plastica che quest’Acegas la base solida l’aveva già anche quando sono stati liberati Thomas e Brown. Su quella base si è indirizzato il lavoro mirato dello staff tecnico per restituire un nuovo equilibrio nei ruoli alla squadra e fare crescere individualmente i giovani che c’erano in rosa. Adesso se ne stanno iniziando a raccogliere i frutti. L’esempio più evidente è Stefano Tonut: grande talento, ma acerbo, ci ha messo un po’ a capire cosa volevano da lui Dalmasson e Comuzzo, ma quando ci è arrivato ha iniziato a migliorare a vista d’occhio. Nelle ultime 4 partite è stato un crescendo continuo, fino alla gran partita giocata contro Casale.

È una squadra finalmente pronta per il futuro e anzi potrebbe crescere ancora, dato che Urbani, Fall e Fossati si sono fermati sul più bello, ma l’anno prossimo potrebbero continuare la crescita, mentre per Coronica i tempi sono più lunghi e incerti.

Insomma, un futuro tecnico ci sarebbe, perchè anche coach Dalmasson, al di là delle voci che si sentono in giro, pensa ancora “in triestino” e vorrebbe continuare a lavorare qui. Per questo motivo non ha ancora avviato alcuna trattativa altrove e aspetta di vedere. se ne andrà solo se, fra qualche settimana, non troverà per l’anno prossimo garanzie adeguate per proseguire il lavoro fatto in questi 3 anni a Trieste. Di sicuro, il programma di minima annunciato la settimana scorsa dalla società non fa al suo caso.

Ma Trieste, che a parole mette le mani sul cuore e applaude i suoi eroi in biancorosso, nei fatti vuole muoversi davvero per garantire questo futuro alla sua pallacanestro di vetrina? Questo è il quesito. Se lo vuole, si dia una mossa a pensare iniziative, a inventarsi qualsiasi cosa, per dare un futuro vero.

Una “chiamata alle armi” che riguarda tutti: imprenditori, politici, appassionati, tifosi, media. Nessuno può chiamarsi fuori. Brugnaro, da Venezia, ha lanciato un sasso nello stagno: non per la Pallacanestro Trieste, ma per tutta Trieste. Vediamo chi andrà a raccoglierlo. Ha indicato una strada da percorrere. Lui e gli abruzzesi sono in contatto, si stanno conoscendo, qualcosa nascerà. Ma Trieste non può continuare ad aspettare che arrivi il salvatore da fuori. Se ha forze e voglia, le tiri fuori. Adesso e presto. Altrimenti prenda atto dell’impossibilità e pensi ad altro.

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