Le armi da calare: un ritmo sostenuto e i lunghi più atletici
La Roma dimenticata, la sorella povera di quelle calcistiche relegata alle 21 della sera e con un seguito tiepido (eccezion fatta per la sfida all’Olimpia Milano). L’Allianz affronta una squadra che ha subito due “ceffoni” importanti, l’ultimo in ordine di tempo, con “trentello” annesso a Masnago contro Varese. Sembra che il giocattolo di coach Bucchi si sia inceppato e su questo Coronica e soci potrebbero investire per provare a fare il colpaccio stasera.
Le licenze di Dyson
Dyson preso singolarmente è un fenomeno per la categoria, solista sublime in grado di costruirsi canestri da solo e in ogni modo. Le statistiche però parlano chiaro, nelle sconfitte di Roma c’è tanta “ignoranza” balistica dell’Usa: solo 10 punti a partita nei 5 rovesci (su 6 totali) Virtus, il 40% da due punti e il 10% (!!) da tre con un misero 3 su 29. Il messaggio è chiaro: se un giocatore “di striscia” come lui incappa in una di quelle serate con tiri da otto metri marcato, ha senso condurlo in questo deragliamento. Occhio però, perché il rovescio della medaglia può essere la partita da 30 con realizzazioni costanti e a prescindere dalla marcatura.
Alto punteggio
Sempre leggendo le statistiche della Virtus, la produzione massiccia offensiva arriva dal quartetto Dyson-Jefferson-Kyzlink-Buford (68% della produzione di squadra), con qualche buon additivo, seppure non costante, rappresentato da Tommaso Baldasso (fratello dell’ex Lorenzo) e da Amar Alibegovic, con tanta “legna” da Pini. Roma è tutta qua, Moore convince poco, Rullo è in lenta ripresa, il resto è materiale da “garbage time”. Nelle rotazioni limitate e nella scarsa vena dei singoli risiede il motivo della arida produzione offensiva nelle sconfitte, per cui sopra i 73 punti segnati le avversarie portano a casa il bottino pieno. Trieste ha dimostrato di non essere la fertile e oliata macchina da canestri dello scorso anno, ma può, nonostante l’assenza di Fernandez, tenere alti ritmi per cercare gli 80 punti.
Verticalità
Con Jefferson pigro in fase difensiva e Pini straordinario gregario ma dai mezzi fisici limitati, il reparto lunghi della Virtus è scoperto. Mitchell e Cooke hanno una ghiotta occasione per convincere gli appassionati della loro utilità in questo gruppo; non si parla certo di numeri da bomber, assenti dal dna cestistico dei due, bensì di una presenza d’area che garantisca secondi e terzi possessi o comunque tolga possibilità ai romani. Sempre che il marcatore di Alibegovic non si perda il diretto avversario nella lotta a rimbalzo… —
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