Lo Duca: «Necessario un Sistema Trieste»

TRIESTE. Giuseppe Lo Duca, quando la Pallamano Trieste aveva il main sponsor era pressochè imbattibile. Da tempo non l’ha più, ma resta sempre ai vertici in Italia. Qual’è il segreto?
Per noi la stagione del main sponsor si è chiusa dodici anni fa, però devo sottolineare una cosa: è da ventidue anni che l’azienda Principe sostiene la pallamano. Per i primi cinque anni come main sponsor, con cinque scudetti vinti consecutivamente, poi con il contributo più importante fra quelli che riceviamo ogni anno per la nostra attività. Mario Dukcevich ci è stato sempre vicino e tra l’altro già mi ha rinnovato l’aiuto economico per la prossima stagione. Qual’è il nostro segreto? Ve lo rivelo: dodici anni fa ho dovuto trasformarmi da presidente in elemosiniere, l’uomo che va a rompere le scatole a tutti per avere contribuzioni. Perchè è sempre più complicato trovare sponsor, il momento è difficile.
Se poi sono in tanti a chiedere...
Chi ha i finanziatori se li tiene stretti, gli altri devono arrabattarsi. In questi anni la nostra capacità maggiore, fatta di fortuna e di lavoro, è stata dedicarci al vivaio. Così abbiamo trovato un gruppo che, oltre ad aver vinto sei scudetti consecutivi nelle giovanili, è arrivato in blocco in prima squadra e posso dire che nessuno in Italia ha un gruppo di ventenni come lo abbiamo noi. E mi dispiace perchè con poco, inserendo solo un paio di giocatori di livello nei ruoli chiave, come avevamo una volta, si potrebbe vincere il campionato.
Andando a bussare a tutte le porte, riesce a trovare tutte le risorse necessarie per l’intera stagione? O serve l’autofinanziamento?
L’autofinziamento è una voce importante, anche se non andiamo a gravare molto sulle tasche delle famiglie dei nostri giovani, perchè sappiamo che le difficoltà sono notevoli. Le contribuzioni le chiediamo altrove, ma alla base c’è la disponibilità dei tecnici, dei dirigenti e di chi volontariamente ci aiuta. In questi anni ci siamo dovuti sempre barcamenare, insomma. Per dire: le due finali nazionali che i nostri Under 12 e Under 14 hanno disputato in questa settimana a Misano Adriatico, sono state possibili solo grazie a un contributo del Turismo Fvg arrivato in extremis, che si è aggiunto alla quota pagata dai genitori; altrimenti saremmo stati in gravi difficoltà per andare.
È un percorso minato, questo...
Ciò che ci è venuto a mancare pesantemente, negli ultimi anni, è il contributo regionale: dai quarantamila euro che prendevano quattro anni fa, siamo scesi a diecimila; non per nostri demeriti, ma perchè sono diminuite le disponibilità della Regione.
Considerando tutto ciò, quale può essere la nuova strada per sostenere lo sport di vertice?
Ho fatto un’esperienza molti anni fa, si chiamava Sistema Trieste ed era stata un’idea molto positiva. In un primo momento avevamo aderito noi e la Pallacanestro Trieste, con grandi contributi da parte di aziende come Generali, Principe e con Cosulich presidente. Funzionava come una polisportiva, veniva fatto un budget per ogni disciplina compresa e si finanziava pescando dalla cassa comune. L’intenzione era di non fermarsi lì ma, a parte il calcio che faceva strada a sè, inglobare tutte le altre realtà sportive maggiori cittadine. Purtroppo le cose non hanno funzionato al meglio perchè se non ci sono linearità e chiarezza, le cose non vanno. Ricordo che a sistema già avviato sono saltati fuori debiti pregressi che hanno fatto arrabbiare chi gestiva e l’esperimento è finito dopo appena un anno.
Come si può fare funzionare?
A Trieste abbiamo un’unica grande impresa, le Generali. Se mettesse in piedi una polisportiva in cui raggruppare le squadre di vertice, potrebbe recuperare tutti i club che sono in difficoltà. Naturalmente parliamo solo di società dilettantistiche.
A spanne, ci vorrebbero come minimo 2,5 milioni di euro all’anno. Non sono pochi. E c’è sempre il rischio che la convivenza sia problematica.
La cosa più importante dovrebbe essere la scelta dei coordinatori giusti. Sicuramente la cabina di regia dovrebbe essere composta collegialmente da rappresentanti degli sponsor e delle società sportive che del sistema fanno parte. Ma non può essere che ognuno tiri acqua al suo mulino. Ad esempio il Barcellona è ai vertici europei nel calcio, nella pallamano, nel basket, nell’hockey a rotelle e quant’altro. La ripartizione delle risorse la decide il cda, autonomamente.
In Spagna però si usa l’azionariato diffuso. Potrebbe funzionare anche qui da noi?
A mio giudizio no. Perchè si è dimostrato in tante occasioni che quando ci sono due società che militano nello stesso campionato, il campanilismo acceso impedisce la collaborazione. Non abbiamo la mentalità di unirci per superare gli ostacoli, a Trieste non c’è mai stata. Quello del Sistema è stato l’unico tentativo in assoluto, finora. Ed è finito, mentre invece poteva essere la partenza di un progetto valido e interessante.
Unire le forze e selezionare i campi di azione potrebbe servire?
Potrebbe essere, sì. Però, conoscendo abbastanza bene lo sport triestino, nel quale ognuno pensa sempre e comunque al proprio orticello, giudico non sia di facile realizzazione. Si dovrebbero trovare persone molto capaci. Per dire: il sindaco, qualche buon imprenditore, che possono dare il via. Ma sinceramente non vedo molto realizzabile un’ipotesi del genere.
La Pallamano Trieste parte sempre con il budget parzialmente scoperto...
Non è così. Prima di iniziare il campionato devo avere in mano già tutto il budget che ho stabilito per la stagione successiva. Se poi, cammin facendo, arrivano altri aiuti, vengono impiegati per potenziare l’attività. Ma non ho mai avviato una stagione senza avere già in anticipo la copertura finanziaria completa. Solo una volta mi è successo e rimpiango molto di averlo fatto. Era il 2002, sono venuti a mancare un paio di sponsor, a gennaio mi sono trovato in grande difficoltà e con mio grande rammarico ho dovuto liberare due giocatori italiani di grandissima qualità come Tarafino e Fusina. Io non sono capace di far debiti se poi non posso ripianarli, non ho mezzi economici per poter fare fronte.
Negli ultimi anni con che budget ha fatto attività?
Circa duecentomila euro a stagione. Fino a due anni fa avevo già una base solida, Principe e Generali, che mi garantivano metà del fabbisogno. Poi, purtroppo, Generali ha ridotto il contributo e ora, addirittura, i nuovi vertici hanno deciso di finanziare solo grandi eventi e non più attività durature. Ammetto, sono in difficoltà e ancora molto lontano, attualmente, dal coprire l’intero budget necessario. Devo stringere ancor più la cinghia.
La gestione diretta dell’impianto sportivo di utilizzo può essere una soluzione praticabile e vantaggiosa per voi?
Dieci anni fa l’assessore allo sport Paris Lippi mi aveva offerto di gestire il PalaChiarbola e mi avrebbe dato, disse, il novanta per cento di quanto spendeva il Comune per la gestione. Era una proposta molto allettante, facemmo preparare da alcuni professionisti un prospetto delle vive spese complessive annue di gestione del palazzo. Ma quando lo mostrammo al sindaco Dipiazza, lui disse che non avrebbe mai potuto dare un contributo così ingente. Quella volta ero intenzionato a prendere la gestione, avevo trovato anche collaboratori che mio avrebbero affiancato. Ma davanti a quel diniego del sindaco lasciai perdere, non potevo rischiare di trovarmi scoperto per cifre che erano fuori della portata mia e della società. La gestione fruttifera del palasport richiede organizzazione di eventi, spettacoli e cose simili. Ma non è questo il mio mestiere, ci vogliono professionisti del settore e io non posso improvvisarmi a settant’anni. Teoricamente potrebbe essere una buona soluzione, ma dico la verità: ho mille altri grattacapi per mandare avanti la pallamano, non mi avanza tempo anche per cercare partner che organizzino eventi a Chiarbola.
@mcontessa1
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- (Le puntate precedenti pubblicate il 22, 24, 29 giugno e 1 luglio)
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