Lo show-business non può cancellare le tradizioni

Certo, dopo aver visto le semifinali di questa settimana, forse avrà pure ragione il presidente della Juve che vuole una super Champions allargata, spostando addirittura quello che si prospetta come un vero e proprio campionato d’Europa per club nei fine settimana. Spettacolo assicurato, audience record per vedere solo big match lungo l’arco di un’intera stagione e via di questo passo…

E i campionati nazionali? Inversione a u, o se preferite, scambio alla pari con le coppe: quelli si giocano durante la settimana, dal martedì al giovedì, ovviamente tutti di sera. Come dire che, in un colpo solo, il calcio è pronto a cancellare la sua storia. Per carità, sta già accadendo: le domeniche della schedina e delle partite alla radio tutte in contemporanea son finite in soffitta da tempo. Lo spezzatino con non più di tre match in contemporanea, figlio dei palinsesti delle pay-tv, è una realtà in tutto il continente, non solo nel nostro paese. Ma la cancellazione delle domeniche o se preferite dei week end con i nostri campionati…, beh a quello non credo si sia ancora pronti.

Vi chiederete, ma perché la Palla si occupa di queste problematiche? Perché c’è una squadra che amiamo e seguiamo da quando siamo nati, che sta lottando disperatamente per arrivare almeno a quella serie B che è il minimo per una città, uno stadio, una storia come quella alabardata. Sta facendo di tutto per lasciare l’inferno di una terza serie che somiglia al campionato di promozione degli anni settanta. E si sbatte in questa maniera per giocare in futuro una serie cadetta a metà settimana o magari schiacciata dalla super league dei week end?

Se il bel campionato da primissimi posti dell’Unione non è riuscito a far breccia (per mille ragioni, lo abbiamo più volte sottolineato, ad iniziare da una programmazione scellerata delle partite) in non più di tremila spettatori di media a gara, provate ad immaginare un campionato ancor più cancellato dalle televisioni che non faranno altro che mostrarti Juventus-Barcellona, piuttosto che Inter-Manchester , Napoli-Bayern o Milan-Liverpool. Ok, lo show-business è inarrestabile, al pari di un mercato che guarda al profitto, non certo alle tradizioni. Ma stiamo attenti a scherzare col fuoco e gettare nella spazzatura i campionati nazionali, anche quelli delle serie minori; a detta della Palla (che il futuro lo legge abbastanza bene) potrebbe essere un colpo mortale. Per un pallone che rischierebbe di sgonfiarsi molto in fretta. O di diventare solo un programma tv, magari con pubblico finto dipinto sugli spalti: ma dov’è che l’abbiamo già vista una roba del genere…?

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