L’ultimo gol a 77 anni di Paolo Ciclitira, il bomber di Crda, Triestina e Como

È stata la star del Cosulich di Monfalcone: quando partiva la tribuna gridava: “Cicli” e la gradinata rispondeva: “tira”

TRIESTE. È morto all’età di 77 anni a Como, dove risiedeva da tempo, il triestino Paolo Ciclitira, calciatore di Triestina, Udinese, Venezia e, soprattutto, del Crda Monfalcone. Quando si dice il destino. Il suo, Paolone, l’aveva scritto nel cognome: tirare. All’inizio furono le racchettate che menava al club di Trebiciano, poi sono state le sue sberle di sinistro che, quando non si infilavano in rete, facevano scottare le mani ai portieri. Che bomber.



Meravigliosi quegli anni Sessanta, dentro la polla di un boom economico dove tutto era possibile. Persino che una squadra del dopolavoro del cantiere di Monfalcone approdasse alla serie C nazionale. E in quel Crda, pur di azzurro vestito, scorreva nelle vene il sangue rossoalabardato. Non si contano i calciatori che hanno percorso la strada Cosulich-Grezar nei due sensi. Ciclitira è stato uno di questi.

Giocava a tennis molto bene, figlio di buona e benestante famiglia (il padre teneva un deposito di combustibile) a un certo punto Paolo incrocia sulla sua strada John Di Davide, altra ottima racchetta, poi noto ristoratore triestino, all’epoca portiere del Crda Monfalcone. John, che di nome faceva Giovanni ma a lui piaceva strafare, propone a Paolo di provare con il calcio. L’inizio titubante è nelle giovanili della Triestina.



Poi l’arrivo al Crda Monfalcone che ha appena riconquistato la serie C. Di operai del cantiere in squadra sono rimasti in pochi rispetto alla prima promozione. Ciclitira trova gente come il triestino Ive - con cui formerà una coppia formidabile - poi Medeot che ha annusato la serie A con la Spal, e ancora Bracco Politti, un giovane Giovanni Galeone, un Renato Valenti a fine carriera, un Sortino a inizio carriera, il futuro dottor Giordani.

Ciclitira, ben piantato, capelli sbarazzini, talvolta alla mascagna, baffetto malizioso, belle auto (lo ricordiamo al volante di una superba Citroen Ds nera, il “pessecan”) trova però anche Ciso Zelesnich, impiegato cursore in cantiere e dittatore assoluto della squadra calcistica. Zelesnich mette in riga Ciclitira e lui mette in riga le difese avversarie. Raramente torna a dare una mano al centrocampo, preferisce conservarsi per scattare e scaricare in rete con il suo sinistro.

Quando parte il Cosulich si infiamma: il pubblico della tribuna urla “Cicli” e quello della gradinata risponde “tira”. E Paolo è un lanciamissili. Di tante sfide epiche, per il nostro mondo, è quella del 10 maggio 1964 quando al Cosulich scende il Novara. La formazione piemontese è di vertice e difatti l’anno successivo approderà in B.



Libero del Novara è il leggendario Giovanni Udovicich, detto Nini, esule da Fiume e appunto in quella veste approdato a Novara. Udovicich è un perticone di un metro e novanta, Cilitira gli concede qualche centimetro.
Tra i due sono sportellate, colpi bassi, stacchi fin lassù dove osano le “grue” del cantiere. Vince il Monfalcone per 3-1 e Cicli piazza il terzo gol nell’ovazione del Cosulich.

Con gli azzurri monfalconesi Ciclitira gioca per tre stagioni, tra il ’63 e il ’66, 60 presenze e 15 gol segnati. Dopo un grigio campinato in serie C con l’Udinese di Comuzzi, torna all’ombra della Rocca e nel biennio ’67-’69 segna 25 volte in 67 presenze. Poi il salto in serie B con il Como.

Da Como torna alla Triestina e poi chiude la carriera professionistica al Venezia. Infine mette su casa in riva al lago ed è lì che ha segnato l’ultimo gol terreno. Dov’è andato ora troverà buona compagnia: Valentinuzzi, Lulich, Morin, Nicoli, Trevisan, Di Davide, Guido, Politti, Valenti e, naturalmente, Ciso. Una squadra azzurra nell’azzurro cielo del calcio.




 

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