Ma il nostro mr Fergusson merita sostegno e rispetto

A fine estate, tentando di leggere il futuro, la Palla aveva previsto per il nostro sport di vertice una stagione “difficile” ma alla fin fine anche “divertente”. Il tiro va corretto: le difficoltà generano sofferenza e ben poco divertimento, almeno fino ad oggi. Triestina ed Allianz monopolizzano questo nostro spazio settimanale e vien da chieder scusa a tutti gli altri, ma la Palla rotola dove il pubblico chiede, un po' come “la lingua batte dove il dente duole…”.

Per calcio e basket è emergenza vera. Auspicando tre punti non impossibili nel calcio dal viaggio in casa dell’ultima della classe, c’è un immediato futuro molto meno morbido e abbordabile tra i canestri. Di questo oggi parliamo. Il famoso sospiro di sollievo economico giunto con il “salvataggio” Allianz è stato subito soffocato da un’emergenza classifica che solo il rocambolesco finale con Treviso non ha trasformato in “allarme rosso”.

La tensione è palpabile, le dichiarazioni “di maniera” di staff e squadra fanno fatica a mascherare più che giustificate preoccupazioni che trasudano tra gli stessi soci del club. La politica di “un passo alla volta”, delle “scelte non affrettate”, della compattezza almeno a parole e del “sangue sudore e lacrime” di churchilliana memoria (attualissimo oltremanica in questi giorni …!) è probabilmente l’unica strada da battere alla vigilia della sfida di domani. Che si gioca a Reggio Emilia, casa del presidente Ghiacci, guarda un po'; e sul parquet dove Trieste scrisse l’anno scorso una delle pagine più convincenti del suo campionato.

Lo prendiamo come un segnale? Coraggio! Ma al di là della prossima partita, la cura da cavallo per salvarsi non sembra proprio individuabile solamente nell’ingaggio dell’atteso leader, dell’uomo dell’ultimo tiro o meglio ancora del giocatore da trenta punti nelle mani. Quello che preoccupa oggi è lo scollamento squadra-coach, nemmeno troppo mascherato dall’allenatore e da parte del roster. Stiamo inevitabilmente pagando una costruzione di squadra che con un eufemismo potremmo definire “approssimativa”, di certo figlia di un budget inadeguato. Almeno rispetto all’anno passato.

Un vecchio adagio suggerisce che quando non puoi cambiare tutta la squadra, ecco che cambi l’allenatore. De Laurentis a Napoli la pensa così. Ma Ghiacci non è un produttore cinematografico. E soprattutto il signor Dalmasson (per quello che ha fatto a Trieste) merita di chiudere il suo decimo anno in panchina col sostegno ed il rispetto di tutti e non sarebbe male pure della squadra intera. Poi, se ancora lo vorrà (la Palla ha qualche riserva…) per il Ferguson della nostra pallacanestro il futuro pare già scritto. E facciamo tutti il tifo perché arrivi attraverso una salvezza ottenuta soffrendo il giusto o poco di più. —

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