Oltre 7 mila al Rocco di Trieste per spingere l’Unione in un derby da sogno

TRIESTE. Scomodare la storia sarebbe troppo. Ma una storia sarà già scritta da questo derby incastonato nell’anno del centenario. La pagina da ricordare è quella del pubblico triestino che, per la prima volta dopo quasi un decennio vissuto nella frustrazione, ha risposto con entusiasmo all’evento.
Oltre settemila paganti con i botteghini aperti anche oggi (e potevano esserne di più tolte le limitazioni del momento al Rocco) fanno rumore in serie C ma anche nelle categorie superiori. Questo significa che chi ha deciso di fare calcio di un certo livello a Trieste (Milanese e Biasin) ha avuto una risposta forte. E anche la squadra con le sue prestazioni.
Ora la risposta dovrà darla la squadra in un match da vivere tutto d’un fiato contro un avversario, come il Pordenone dell’ex Tesser, finora padrone indiscusso del torneo.

Quella di domenica 10 marzo alle 20.30 è una gara chiave della stagione ma non è decisiva o forse paradossalmente lo è più per chi è inseguito che per chi insegue.
I neroverdi giocheranno per vincere ma nella testa avranno soprattutto il traguardo di respingere l’assalto. Alla fine della partita mancheranno ancora otto gare della regular season con tanti scontri diretti. Può succedere di tutto, anche perdere la leadership nonostante il vantaggio accumulato sia rassicurante.
La Triestina deve capire se, al di là della vittoria finale spesso determinata dagli episodi, è al livello della prima della classe, se è capace di gestire un big-match, se è già pronta per incanalare in modo positivo la spinta di un pubblico d’eccezione. Le due squadre arrivano all’appuntamento dopo una lunga serie di gare positive. Più lunga la striscia dell’Unione nel girone di ritorno perché i neroverdi hanno perso in casa con il Rimini. La Triestina invece è imbattuta nel girone di ritorno e ha conquistato due punti in più degli avversari. Numeri che hanno la sola pretesa di inquadrare una sfida tra due formazioni che godono di buona salute. Quella che manca da una parte a Mensah, il cui infortunio muscolare priva di Massimo Pavanel di verve e di un cambio utile, e dall’altra al capitano Stefani, handicap per la tenuta della difesa di Attilio Tesser.
Non sarà una partita a scacchi, almeno all’inizio. I due tecnici infatti sono pronti a giocarsi la contesa a viso aperto con gli assetti e gli uomini che hanno portato a loro i migliori risultati. Tesser non si è quasi mai scostato dal 4-3-1-2 messo in campo sin da inizio stagione. E forse proprio questo atteggiamento è stata una delle componenti principali della continuità di rendimento molto alta della sua squadra.
Pavanel invece ha provato più assetti affidandosi poi quasi esclusivamente in avvio al 4-2-3-1.
E così sarà quasi certamente anche oggi. Il rientro di Malomo e Coletti dalla sqaulaifica dà esperienza e stabilità alla fase difensiva e anzi in mediana il principale compito sarà quello di lasciare meno spazio di manovra possibile all’avversario messo da Tesser a ridosso delle punte. Il tecnico friulano sembra aver optato per Gavazzi più in forma rispetto a Berrettoni. Gli alabardati che staranno alle spalle di Granoche dovranno poi tenere d’occhio Burrai, giocatore dal piede che c’entra poco con la C, dal quale partono gran parte delle verticalizzazioni pordenonesi. Molte di queste si sviluppano a sinistra in favore del cursore Agostini.
La presenza a destra di Petrella (o Hidalgo) dovrebbe limitare le incursioni del terzino. Agostini è anche un tipo dal gol facile di testa. E anche su questo fronte l’Unione deve alzare la guardia sui calci piazzati, caratteristica che non è finora nel dna degli alabardati.
Ma davanti la Triestina può fare male, anche senza la sua ala sinistra, perché Granoche sta attraversando un periodo gladiatorio e Maracchi è l’uomo-gol che parte da lontano. Le accelerazioni di Petrella e i dribbling nello stretto di Procaccio e Hidalgo possono essere letali.
Insomma gli ingredienti per un match intenso ci sono tutti. Una notte da grandi numeri. Sugli spalti e (si spera) in campo. —
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