Le vacanze per i tifosi della Pallacanestro Trieste sono solo un lontano ricordo

La rubrica “Palla di cristallo”: nel basket ogni giorno può essere il D-Day della tua squadra del cuore

Giovanni Marzini
(foto Francesco Bruni)
(foto Francesco Bruni)

Quando arrivava il solstizio d’estate prendeva forma quella che è oggi la Parola della Settimana: VACANZE. Andavano in archivio risultati, commenti e aneddoti della stagione sportiva appena conclusa.

C’era spazio per qualche pettegolezzo sulle mete estive dei nostri “eroi”, ma soprattutto iniziava il conto alla rovescia per la futura data dell’inizio preparazione delle squadre, che andavano in ritiro quando ancora in montagna si respirava. Poi ci sarebbero state le prime amichevoli contro sconosciuti dilettanti, i turni preliminari di Coppa Italia e il campionato non prima di metà settembre. Succedeva nel calcio, ma era così anche nel basket, con l’aggiunta dei suggestivi tornei sotto le stelle, nelle notti d’estate.

Bei tempi, avete ragione. Oggi invece non ci sono le “vacanze”, almeno intese nel senso stretto della parola. Non stacchi mai, non te lo puoi permettere. Nel basket soprattutto, ogni giorno può essere il D-Day della tua squadra del cuore. Non solo non sai quando potrai considerarti in vacanza, ma soprattutto non sai quando, dove e con chi potrai guardare al prossimo campionato.

Tra i canestri restiamo appesi alla “parola di verità” di un avvocato californiano con radici istriane. Sul prato verde, quello del Rocco destinato più a Olly (che non è un terzino) che a un alabardato con scarpe bullonate, viviamo invece di speranze e ricordi, rileggendo con rammarico la storia di un allenatore cacciato senza un perché, proprio quando pensavamo di poter rivedere la luce.

Nel basket incrociamo i nostri destini con altre sciagurate città, guardando al Colosseo con comprensibile angoscia. A proposito, a ingarbugliare ancor di più la exit-strategy di mister Paul, arriva la bocciatura della Virtus Roma, che perde lo spareggio per salire in A2, sconfitta da Vigevano. Guarda un po', la squadra che esattamente 46 anni fa spalancò alla nostra PallTrieste le porte del paradiso della massima serie. Sliding doors cestistiche.

Mi sa proprio che, aspettando le sospirate vacanze, non ci resti che rifugiarci nel luna park del mondiale americano. Tutto lustrini, hamburger, Coca e spot pubblicitari a riempire gli intervalli dei quattro tempi nei quali è stato deciso si dividerà da qui in avanti quel che resta del nostro amato pallone.

Intanto salutiamo in Italia chi è chiamato a risollevare la repubblica pallonara, come presidente federale. Non ha davanti a sé un compito facile: perché proprio il Mondiale di oggi ci insegna che le gerarchie del calcio sono definitivamente cambiate. Il terzo mondo del football non esiste più e i nuovi arrivati corrono e giocano anche meglio di noi vecchi europei.

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