Pallacanestro Trieste finalmente alla resa dei conti, con o magari senza l'oste
Dimentichiamoci budget da dieci milioni a stagione, finiamola col delirio dell’Eurolega

E anche giugno FINALMENTE (Parola della Settimana) è arrivato. Da qui in avanti non ci sarà più tempo e il conto alla rovescia finirà la sua corsa. È tempo di finali di stagione, di squadre che escono, di sogni che svaniscono. È il momento delle sentenze, che fanno chiarezza e che zittiscono quei rumori di fondo, quei fastidiosi ronzii che ci hanno accompagnato per troppi mesi in questa lacerante e poco gioiosa stagione.
Ancora qualche giorno, al massimo un paio di settimane, e scopriremo se ci sono ancora titoli sportivi in vendita (quello di Ruvo di Puglia, non so perché mi ronza ancora nella testa), strategiche promozioni o retrocessioni in ballo. Magari ci diranno in quale stagione sbarcherà nel vecchio continente il magico mondo della Nba e se Roma di squadre in lizza ne avrà una, due o… forse anche tre. Con titoli e certificazioni acquistati e venduti da mezza Italia. Ma, è così che si è ridotto il nostro basket? Siamo poi così certi che quello che molti continuano a sostenere essere lo sport più bello e praticato al mondo, stia crescendo con sempre maggior seguito, popolarità, ma soprattutto… sostenibilità?
Nei giorni scorsi a Trieste i “grandi vecchi” del nostro basket ci hanno detto proprio il contrario, scatenando applausi e condivisioni di una folta platea corsa ad ascoltarli: Peterson e Tanjevic hanno bocciato quel progetto Nba Europe (prima causa delle disgrazie triestine), hanno ucciso quel “tiro da tre punti” che sta mortificando qualsiasi costruzione di gioco, hanno soffocato nella culla l’idea di aumentare il numero di stranieri nei roster delle squadre che partecipano a un campionato che continua a chiamarsi “italiano”, ben sapendo di mentire.
Eppure sono (scusate, siamo) una minoranza a pensarla così, perché Federazione e Lega vanno avanti per la loro strada. Nonostante i chiari segnali di allarme che provengono anche da altri sport. Prendiamo il calcio, tanto per non far nomi.
Ma, “finalmente” eccoci alla resa dei conti: ma facciamoli bene e in fretta con o senza l’oste, perché il tempo stringe. Dimentichiamoci budget da dieci milioni a stagione, finiamola col delirio di una Trieste da Eurolega (ricordate le prime promesse di Cotogna Group?), restiamo con i piedi per terra e iniziamo a ricostruire dal basso, magari senza scomodare imbarazzanti nomi ripescati da un passato non poi così lontano. Il main sponsor di Trieste restano quelle migliaia di abbonati che con una buona politica di marketing societario possono anche aumentare. E su questa base sarà più facile attrarre chi crede nel valore di questo sport in una città strategicamente importante come questa. Le istituzioni hanno già risposto presente. Adesso però deve tornare a parlare chi ha dovuto tacere per mesi, perché inevitabilmente si può ripartire solamente da chi ancora guida una macchina che non deve per forza essere una fuoriserie. Basta sia sicura e con il serbatoio pieno.
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