Pallamano, il tempo stringe ma senza risposte

Venerdì la scadenza. Lettere agli imprenditori. Il sostegno al club diventa un caso politico in Regione tra Russo e Roberti



La Pallamano Trieste entra nella settimana decisiva per il suo futuro. Da una parte la data di venerdì, ultimo giorno utile deciso dalla federazione per iscriversi al prossimo campionato di serie A, dall'altra una situazione economica che nonostante gli appelli degli ultimi giorni non è cambiata di una virgola.

Servivano e servono 200mila euro per dare ossigeno alle casse della società e permettere al presidente Lo Duca di tenere in piedi la sua creatura mantenendo viva una tradizione cinquantennale. Proprio alla vigilia di un compleanno così importante, Trieste rischia di perdere uno sport capace di regalarle, oltre a 17 scudetti e sei coppe Italia, anche un settore giovanile di prim'ordine che porta settimanalmente a Chiarbola 250 atleti e che, grazie al lavoro negli istituti della città, coinvolge annualmente oltre mille studenti.

«Stiamo continuando a lottare - sottolinea il ds Giorgio Oveglia - anche se, devo dirlo, non mi sembra che i segnali colti negli ultimi giorni lascino spazio all'ottimismo. Ieri sono partite lettere rivolte a realtà imprenditoriali della città, piccoli contributi, niente di particolarmente impegnativo, ma una sponsorizzazione che sommata alle altre potrebbe darci la spinta per cominciare. A quel punto lanceremmo anche la campagna abbonamenti per chiedere una mano anche ai nostri tifosi. Siamo convinti che in tanti sono pronti a darci una mano ma perchè ciò avvenga, prima di tutto, dovremo trovare le condizioni per iscriverci».

In questo senso si stanno muovendo le istituzioni. Se da una parte il sindaco Dipiazza sta cercando di trovare i mezzi per aiutare la società, sul fronte della Regione si registra un duro botta e risposta tra Francesco Russo del Pd e Pierpaolo Roberti della Lega. L’esponente del Pd aveva denunciato: «Il centrodestra compatto (compreso il presidente Fedriga e l'assessore Roberti) votano contro il mio emendamento per salvare la Pallamano Trieste senza proporre nessuna soluzione alternativa. Bastavano 50mila euro. Ovvero più o meno lo 0,0001% del bilancio regionale complessivo». Il vicepresidente della Regione aveva replicato, accusando Russo di aver proposto un emendamento strumentale: «Per chi non ha avuto mai queste responsabilità è difficile capire che 50mila euro sono pochi ma le associazioni che hanno bisogno di quei 50mila sono tantissime. Se dai 50mila alla pallamano devi come minimo darne 50mila al Pordenone calcio che sta raccogliendo fondi per iscriversi alla B. Così come decine e decine di altre società, anche triestine». Controreplica di Russo: «La Regione lascia fallire la Pallamano Trieste ma ha finanziato con 100mila euro una società sportiva veneta».

Il problema del reperimento dei fondi, in ogni caso, rimane. «Non si trova il modo di aiutare la nostra società? - si chiede amareggiato Claudio Schina - Ne prendiamo atto. Come ho già detto, i 200mila euro che ci servono per sopravvivere possono essere tanti o pochi, dipende da che punto di vista si guardano le cose. Se salvare una realtà che porta in palestra oltre 250 ragazzi e fa attività non solo sportiva ma anche sociale non merita l'attenzione delle istituzioni allora è giusto che dopo 50 anni di onorato servizio la Pallamano Trieste chiuda i battenti».

Riflessione dura, quella del responsabile del settore giovanile biancorosso cui si unisce quella del dirigente e sponsor Michele Semacchi. «Se tra qualche giorno, davvero, dovessimo essere costretti a chiudere e consegnare le chiavi della società al nostro sindaco sarebbe davvero una sconfitta per tutta la città. Credo che Trieste non meriti questo». —





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