Quando all’ombra della Mole arrivò Dawkins e perse le sfide con la Stefanel di SuperDino

TRIESTE
Era comparsa una stella, durante le notti del “San Lorenzo”, nella “Selva” servolana, e nessuno fra gli addetti ai lavori se n’era accorto. Per lo sprovveduto cronista (facilmente individuabile in chi scrive) il filiforme biondino aveva sì una buona mano e, comunque, non sembrava pronto per il campionato italiano. Precedente che avallerà una frase celebre di Tanjevic in risposta semiseria a certe critiche strampalate: «Sapessi tutto della pallacanestro mi sarei dedicato anch’io al giornalismo…». Infatti, John Grochowalski, il predestinato - proveniva dalla natia Springfield – , giocò a Torino per quattro campionati.
Da quelle parti il calcio è da sempre la vitamina preferita, tuttavia c’è stato un periodo in cui “Mamma Fiat” decise di adottare le operaie del basket. Il vero sesso forte con la palla a spicchi era rappresentato da loro. Così brave e avvenenti da salire alla ribalta della prima diretta televisiva. Allora – correva l’anno 1954 – la pudica Rai, temendo di turbare gli spettatori, obbligava persino le ballerine a indossare una castigatissima calzamaglia. Ma per le belle gambe delle atlete, beh, si poteva fare un’eccezione…
Ne dovevano passare di canestri sotto la Mole prima di sentire rimbombare il “Tuono”. Battezzato con il discutibile appellativo di “Baby Gorilla” al debutto con i Philadelphia Sixers che speravano di vedere in lui il nuovo Chamberlain, Mr. 100 punti, Darryl Dawkins divenne ben presto “Thunder Chocolate”, soprannome affibbiatogli dal cantante Stevie Wonder, affascinato dalle sue devastanti schiacciate. Potente e stravagante il ragazzo prodigio, che in un’occasione si presentò calzando scarpe diverse, una Nike e l’altra Converse.
I campioni hanno il potere di fermare il tempo, lo testimonia l’epica sfida vista al PalaChiarbola nel febbraio del 1991 fra i due giganti, con SuperDino Meneghin, voglioso di completare il menù dell’ ultraventennale carriera facendo una scorpacciata di “Chocolate”.
Trieste consumava la vendetta-bis – si era imposta alla grande pure nell’andata – nei confronti di “Dido” Guerrieri, amabile e vulcanico professore, che ai tempi della Mobiam ebbe a dichiarare che in caso di sconfitta nel derby con l’Hurlingham se ne sarebbe tornato a Udine a piedi. Evitò il martirio vincendo di un punto. Chiusa la lunga parentesi della Stefanel, Virginio Bernardi avrebbe voluto ingaggiare Dawkins alla Illycaffè. Lo inseguì tempestando di fax la sorella, unico punto di contatto oltroceano. Dopo lunga attesa, ecco arrivare una parolaccia che troncava ogni possibile trattativa a causa di crediti non onorati. —
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