quanto È difficile dare un calcio anche al razzismo

Ottavi di finale e sugli spalti gli animi si scaldano. Scontri tra tifosi brasiliani e serbi, 9 le persone fermate, che andranno a fare compagnia a quattro hooligans argentini che sono stati...

Ottavi di finale e sugli spalti gli animi si scaldano. Scontri tra tifosi brasiliani e serbi, 9 le persone fermate, che andranno a fare compagnia a quattro hooligans argentini che sono stati arrestati a seguito degli incidenti avvenuti durante il match con la Croazia. In attesa di essere espulsi trascorreranno qualche giorno nelle carceri putiniane, dove per il periodo del torneo è possibile scegliere il menù preferito ed avere a propria disposizione una traduttrice. Delusione e rabbia riversata anche all’indirizzo dei giocatori: il centrocampista tedesco di origine turca, Mesut Ozil, ha dovuto affrontare un gruppo di tifosi infuriati per l'eliminazione, per permettergli di raggiungere gli spogliatoi sono dovuti intervenire gli steward. Reazioni indecenti avevano riguardato il calciatore scandinavo Durmaz, dopo il k.o. con la Germania, il suo account di Instagram è stato letteralmente bombardato di insulti e minacce di morte. Bollato con parole intollerabili: “immigrato del c...” e “kamikaze”. Esemplare la risposta della nazionale svedese che durante una pausa dell'allenamento si è schierata a bordo campo al fianco del compagno, mentre il centrale che milita nel Tolosa dichiarava alla stampa inaccettabile l’attacco personale ricevuto.

La Fifa in questi anni ha promosso campagne di sensibilizzazione e promesso sanzioni su questo increscioso tema, tuttavia i risultati scarseggiano. Sono passati due anni dai canti pro Brexit degli inglesi agli europei in Francia e le modalità del divorzio sono nel pantano diplomatico. La premier Theresa May in un impeto patriottico ha esposto la bandiera di San Giorgio a Downing street, in occasione della partita con il Belgio. Il “derby” tra Bruxelles, capitale vituperata dell’Unione e Londra che rinnega l'Europa, si è concluso a favore dei primi. Sconfitta amara ma non troppo per un evento che in Inghilterra appassiona e coinvolge, la febbre per il pallone ha spinto milioni di cittadini a lasciare l’ufficio con qualche ora di anticipo, per poter prendere posizione al pub o per raggiungere casa in tempo per il calcio d'inizio. Il “virus Russia 2018”, provocato in molti casi da sbronza, ha innescato una impennata di ritardi e assenze al lavoro, 36% in più rispetto alla media inglese. Non si registrano atti di intemperanza rilevanti. Cori razzisti e omofobia sono, invece, diventati comuni nel tifo russo. Nella stagione calcistica appena conclusa sono stati registrati 19 incidenti a fronte dei 10 dell'anno precedente. La Russia è al 48° posto, su 49 stati d'Europa, per la tutela dei diritti Lgbt.

Una situazione preoccupante che ha portato la federcalcio inglese e la federazione dei supporters britannici a pubblicare una guida per i gay in trasferta ai mondiali. L'organizzazione contro la discriminazione nel calcio (Fare) ha attivato un numero verde di assistenza e invitato alla prudenza, evitando di mostrare il proprio orientamento sessuale in pubblico. Sconsigliato persino sventolare l'arcobaleno. Peccato, è un’ingiustizia mondiale.

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