«Tempus Fugit per la quinta vittoria»

«Mancava poco dopo 10 ore nella bonaccia, ma alla fine non siamo riusciti ad arrivare in tempo». La prima Barcolana di Mitja Kosmina è del 1983 sulla barca di un professore di matematica di Lubiana. Classe 1966, Kosmina da Capodistria, non è un velista dalle tante parole, lo capisci dal sorriso dopo ogni domanda, quasi a voler nascondere la timidezza del campione, di chi preferisce guardare la superficie del mare piuttosto che perdersi in tante chiacchiere. Nato velisticamente a Koper è figlio d’arte, suo padre Janko nel 1960 era ai giochi olimpici di Roma sulla Star con Mario Fafangel che sarà poi il suo primo allenatore «allo Yacht club Koper ci mettevano in barca subito appena compiuti 5 anni. Fafangel era un allenatore che andava oltre all’optimist e ci insegnava anche la teoria».
Nel 1992 ai giochi olimpici di Barcellona la paura più grande, a Sanremo alle preolimpiche il Flying Dutchman vola e sono quinti «poi non capiamo subito cosa stia succedendo al prodiere, Goran Sosić. Negli ultimi 10 giorni perde un chilo al giorno, e ovviamente con vento forte non riusciamo ad essere competitivi, sono state olimpiadi molto stressanti però almeno all’ultima prova abbiamo vinto e ci siamo tolti una bella soddisfazione. Per Goran invece è iniziato un anno molto duro perché quel male era un tumore allo stomaco, dai 92 kg era arrivato a pesarne 56. Per fortuna si è ripreso. Per la prima volta in vita mia però ho capito che la vita ha anche altri lati. Da sportivo ho sempre e solo pensato al risultato e mai avrei pensato che qualcuno si potesse ammalare, quello è stato un momento molto importante».
Tre anni dopo lancia una sfida alla Barcolana dopo essere arrivato vicino alla vittoria nel 1994 con Gaia Cube dietro al Fanatic. L’anno è il 1995, e c’è ben altro oltre all’aspetto velico: «Per quegli anni era impossibile concepire il progetto Gaia Legend». Il motivo è semplice, la barca viene progettata da un italiano, Andrea Vallicelli, le vele vengono disegnate in Croazia e l’equipaggio è composto da sloveni, italiani e croati. «Venivo visto in modo strano però a me non è mai interessata la provenienza, quelli bravi li prendevo e li mettevo in barca. È stato un equipaggio di grande cuore e di grande professionalità e quella vittoria mi è rimasta nel cuore come la più importante». Quelle tre vittorie lo hanno però reso “antipatico” alla gente «forse anche il modo di comportarmi non ha aiutato, ho sempre messo al primo posto il mare, poi però ho cercato un rapporto più umano e tranquillo, del resto proveniamo dallo stesso golfo».
Proprio quel golfo gli lascia l’amaro in bocca nel 2002, la prima di Maxi Jena, 24 metri di innovazione. «Avevamo fatto una regata quasi perfetta poi un giro di vento che penso non si fosse mai verificato nella storia ci ha bloccato e ha vinto Idea con al timone Lorenzo Bressani. La barca era però molto performante e quella sconfitta ne ha condizionato lo sviluppo futuro. Era una delle prime con la la chiglia basculante, solo che gli sponsor si ritirarono e nonostante sapessimo cosa fare non avevamo risorse per migliorarla».
Kosmina torna Re della Barcolana nel 2009 proprio con Maxi Jena e spera di arrivare alla quinta vittoria in questa 50esima edizione. La barca è il 100 piedi “Cqs - Tempus Fugit” che sfiderà il defender “Spirit of Portopiccolo” dell’ormai rivale Furio Benussi, «sono due barche diverse, sicuramente Portopiccolo è più equilibrata, Cqs ha invece un potenziale enorme nelle andature portanti, abbiamo una settimana di tempo per conoscerla e scoprirne tutti i segreti». Per Kosmina una nuova avventura superata la boa dei 50 anni, sognando però le barche classiche «dove riacquisto un po’ il fascino dell’andare per mare» e i ricordo dei match race contro Peter Gilmour «sono stati i momenti più belli dal punto di vista psicologico». —
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