Trieste litiga con il canestro Sassari ne approfitta A Milano per i play-off

E adesso per essere sicuri dei play-off bisogna andare a vincere a Milano. La madre di tutte le partite infatti è matrigna. Contro Sassari la Pallacanestro Trieste incappa in una delle peggiori prestazioni dell’anno, smarrendo per una sera quell’attacco che si era abituato a viaggiare a quasi 90 di media e la personalità di un gruppo combattivo, intenso, orgoglioso. Dura poco più di un quarto la sfida da play-off per la squadra di Eugenio Dalmasson. Quando concede spazio e un vantaggio in doppia cifra ai sardi non rientra più. Dall’altra parte c’è una squadra che vive sull’esaltazione della conquista dell’Europe Cup. Trieste invece con il passare dei minuti sembra caricarsi di dubbi. Peccato.
La sua voglia e il diritto a un futuro solido in serie A Trieste li grida in diretta tv a tutta Italia con uno striscione della Curva Nord. “4478 abbonati. 5770 spettatori di media. Pubblico di serie A cerca proprietà per continuare a sognare”. E chiamare al centro del campo per un applauso i giocatori al termine della gara è una dimostrazione di affetto toccante. L’abbraccio più caloroso per andare domenica a giocarsi una partita che vale una stagione.
Dalmasson riconferma il quintetto iniziale con Da Ros 4 e Peric in panca. Sassari attacca dimostrando che ha già smaltito la festa europea ed è suo il primo timido allungo (9-14 al 6’ e timeout di Dalmasson, con Mosley per Knox). Biancorossi imprecisi in attacco e svagati in difesa, lasciando in un paio d’occasioni un sassarese solo libero di colpire. La banda del Poz sale a +10 (13-23 9’) mentre entra Peric in un primo quarto che ricorda sin troppo fedelmente la Trieste vista a Brindisi.
Più brutta di così non si può. Nel parziale successivo la squadra di Dalmasson pianta il muso feroce, fa leva su orgoglio e intensità difendendo con ben altra convinzione. Un 7-0 per gradire ricuce lo strappo e cinque punti di Cavaliero riportano Trieste a una lunghezza appena (27-28 14’). Sassari però riallunga subito a +11’ (36-47), sfruttando il proprio momento di grazia con autostima a mille, una flessione biancorossa e un paio di topiche arbitrali. Provvede Strautins con due triple a limitare i danni all’intervallo (41-47).
Discretamente agghiacciante il rientro dagli spogliatoi, con Trieste che sbaglia sette attacchi di fila, con lunghi più statici del colosso Cooley e risorse offensive limitate a quello che combina Dragić. All’undicesimo attacco fallito si stenta a riconoscere la squadra che ha la miglior produzione offensiva del campionato, neanche un punto segnato in sei minuti (nè cambi), e buon per Trieste che anche Sassari cominci a bruciare possessi ma quel poco basta per involarsi a +14 (41-55). Dopo quasi 7 minuti uno schiaccione di Mosley rompe il digiuno. Un fallo inesistente a Peric e il successivo tecnico inflittogli fanno alzare la pressione. Si infiamma l’Allianz Dome. Ma il passivo intanto è già salito a 16 punti, da recuperare in una serata in cui il canestro sembra un miraggio inafferrabile...E se continui a sbagliare e l’avversario è buono, ma buono davvero, capita che ti ritrovi il ventello (43-65 29’). Un parziale da 5-22 all’Allianz Dome non si era ancora visto. Succede nella partita meno adatta.
L’ultimo quarto è aperto quanto può esserlo un incontro in cui il vantaggio ospite si mantiene sopra quota 20. Si leva la “Marinaresca”, bella, struggente, ma con una sua soave tristezza. Per quella, purtroppo, è bastata la partita.
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