Triestina, Delli Carri difende Fontana ma avverte: «Tutti in discussione, ora dobbiamo “switchare”»
Il direttore della Triestina analizza l’avvio non brillante e pensa al prossimo impegno: «Mi aspettavo il ritardo Vedo che la squadra segue Fontana, ora alziamo il ritmo»

Una partenza un po’ a rilento era comprensibile, ma adesso è il momento di cambiare marcia e di accelerare la crescita: di fronte all’inizio difficile della Triestina, il ds Daniele Delli Carri parla del momento alabardato e di cosa si aspetta dalla squadra e dall’allenatore.
Delli Carri, si aspettava una partenza così problematica?
«Mi aspettavo un ritardo, ma non così lungo. Immaginavo che le prime 2-3 partite potessero essere complicate, a meno che una vittoria non avesse portato subito serenità e aiutato a fare uno step. Ma ora la squadra deve dimostrare una forza diversa e far vedere un passo in avanti. Ma deve essere un passo veloce, non possiamo più permetterci di aspettare».
Il tempo di rodaggio è finito?
«Giusto dare tempo con 24 giocatori tutti nuovi, ma ora sono quasi due mesi di lavoro. Sapevamo che il percorso della squadra con l'allenatore sarebbe stato lungo e il ritardo sarebbe pesato, però adesso zero alibi, mi aspetto una grande reazione».
Com’è il clima in squadra?
«C’è tanta voglia di fare, una voglia che però a volte nella testa dei calciatori porta a voler fare qualcosa di più e di non richiesto, mentre in questo momento meglio fare una cosa semplice che una difficile».
C’è ancora sintonia fra giocatori e allenatore?
«Sì, i ragazzi rispondono sempre in pieno sul campo all’allenatore: questa è una premessa importante perché la cosa più semplice nel calcio italiano è quella di voler ottenere tutto e subito, cosa che non esiste, e dire mandiamo via l'allenatore e prenderne un altro. Lo avrei fatto già alla prima di campionato se avessi visto che il lavoro sul campo non era corrisposto. Ma così non è e quindi devo dargli per forza del tempo».
Ma dopo questo avvio Fontana è in discussione?
«Tutti siamo sempre in discussione, allenatori e direttori sportivi, è il bello di questo sport. In discussione non dico per essere cambiati o per andare via, ma perché ci dobbiamo sentire sempre con il peso addosso e non mollare mai la presa. Io potrei dire che la squadra per me è forte, quindi cambio l'allenatore e ne metto un altro: per me sarebbe la cosa più semplice, in Italia funziona così. Ma fino a quando vedo questa sintonia nel lavoro non ci penso minimamente. Se non vedessi questo ci penserei, come è giusto che sia, ma è una cosa che non deve dipendere esclusivamente dal risultato».
In cosa consiste questa sintonia?
«I ragazzi seguono il mister, c'è voglia di fare e di migliorare, questa è la cosa che più mi dà coraggio. Non vedo giocatori che abbassano la testa o guardano dall'altra parte. Normale che ora un po' più di pressione possano averla, ci sta, ma nel calcio la pressione fa solo che bene».
Che potenzialità ha questa squadra?
«Costruendo una rosa di 24 giocatori si può sbagliare qualcosa, c'è un margine di errore anche per la fretta, però sono convinto che questa Triestina ha grandi valori e potenzialità enormi che può esprimere vista la sua dedizione al lavoro. Per me può competere con le 3-4 squadre che stanno davanti. E lo pensa anche l’allenatore, perché ha fiducia nei giocatori».
Cosa vorrebbe in più dai giocatori?
«Cattiveria, ma la cattiveria non si compra, questo purtroppo è un aspetto importante. Vorrei che capissero dove sono, non per dire siamo la Triestina, ma che siamo la Triestina che ha dei valori e può diventare squadra ed essere grande protagonista».
Al momento però prevale la delusione.
«La delusione è giusta e noi siamo i primi a non essere contenti, ma il calcio è fatto di un percorso, non si vince solo con il nome, si vince di squadra. E se la squadra perde, sono il primo io a perdere, perché sono stati scelti elementi che hanno valore sia umano che tecnico: vorrei che lo esprimessero al cento per cento».
Chi dovrebbe prendere in mano la squadra?
«Dico sempre al mister che in questo campionato la responsabilità deve ricadere sui più esperti a prescindere dagli under. Che poi noi a volte ne schieriamo quattro, perché se uno è bravo gioca a prescindere dall’età. Ma la responsabilità deve ricadere su chi ha vinto campionati e ha la personalità per portare avanti un gruppo: questa è una cosa determinante e deve ricadere sull'allenatore. Da parte mia io sono sempre un supporto silenzioso e con il mister ci confrontiamo sempre su tutto».
L'autonomia dell'allenatore è sacra, ma è rimasto sorpreso da come Fontana è partito sul piano tattico?
«Lo conosco bene, so che lui è uno che trova soluzioni. Poi in realtà il modulo può venir interpretato in tanti modi e comunque nella fase di non possesso cambia. Ma bene o male questa è una squadra che recepisce tutto, ha cambiato da una domenica all’altra con naturalezza, è normale però che questi step continui richiedono del tempo. Oggi però il tempo è diminuito e quindi a lui dico che dobbiamo switchare».
Giocare ora contro la favorita del girone può paradossalmente aiutare?
«Sì, potrebbe scattare quel qualcosa che finora non è ancora scattato. Di sicuro voglio vedere un passo in avanti, un miglioramento di atteggiamento di squadra, una continuazione nel percorso di crescita».
I tifosi stanno dimostrando pazienza e incitando la squadra.
«Sono bravi, ci sostengono in tutto. Ho avuto già l'esperienza qui due anni fa: arrivai che questa squadra era morta e quasi retrocessa, dicevano tutti che vai a fare, ma alla fine ci siamo salvati. Ora vorrei ripetere lo stesso percorso ma al contrario, stavolta per salire».
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