Tuffi: Auber, un trampolino per sognare

TRIESTE. Se ti chiami Auber, il destino sportivo è segnato sin dalla nascita. Gabriele aveva perfino provato a ribellarsi, aveva provato a giocare a calcio, a pallacanestro, perfino a correre in mountain bike o ad arrampicare, ma poi ha dovuto accettare quello che era scritto nel grande libro della storia di famiglia.
A dire Auber, fino a ieri pensavi soprattutto a Pino, 79 anni, pluricampione nazionale di tuffi in tutte le categorie attraversate nella sua lunghissima carriera. A dire Auber, adesso invece pensi al nipote Gabriele.
Che è appena arrivato a Roma per partecipare a un collegiale della Nazionale azzurra ma la prossima settimana volerà a Kiev per partecipare agli Europei in programma dal 12 al 18 giugno sognando il pass per i Mondiali di luglio a Budapest. A Kiev Gabriele - che gareggia con doppio tesseramento: Trieste Tuffi e Marina Militare - sarà in gara nel sincronizzato da 3 metri in coppia con Lorenzo Marsaglia. E sarà il primo triestino “patocco” a gareggiare a questi livelli nei tuffi: «Sì, ho fatto una ricerca e ho scoperto che è proprio così - confida -: mi porterò una bandiera alabardata in valigia!».
«Ho iniziato a tuffarmi ancora piccolissimo - racconta Gabriele -. Ricordo ancora che il nonno mi portava a Barcola. Poi ho avuto un momento di rigetto in cui proprio non ne volevo sapere di tuffi e allora ho provato anche a praticare altri sport. Ma niente da fare: la piscina mi chiamava. E sono tornato a tuffarmi. In quella piscina nella quale ancora adesso il nonno viene ancora a seguire i miei allenamenti da bordo vasca. Ha sempre una parola, un consiglio per me».
E racconta e si racconta, Gabriele Auber: «Piattaforma o trampolino? Ho provato anche la piattaforma, ma poi ho avuto dei problemi a un polso e quindi ho dovuto lasciar perdere». E sul trampolino ecco che è scattata la scintilla dell’intesa agonistica con Lorenzo Marsaglia. «La nostra forza è il ritmo oltre che a una certa precisione proprio nell’essere sincroni. Con Lorenzo, che è più giovane di me di un paio di anni, ci allenavamo in piscina a Roma negli stessi orari. È nata così l’idea di provare a tuffarci assieme e abbiamo visto che le cose andavano bene. E allora abbiamo deciso di proseguire per far valere queste nostre doti. Magari non facciamo ancora tuffi tanto complicati, ma certo i nostri sono puliti. E in sincrono. Lo scorso anno abbiamo vinto il titolo italiano assoluto, quest’anno invece siamo stati secondi. Ma siamo comunque stati poi selezionati noi per andare agli Europei. E Kiev - aggiunge il tuffatore triestino giocando con le parole - dovrà essere il nostro ...trampolino».
Innanzitutto verso il Mondiale di luglio in Ungheria , anche se l’obiettivo è ben più in là, le Olimpiadi di Tokio 2020. «Io e Lorenzo sentiamo attorno a noi la fiducia della Federazione, personalmente poi posso contare sull’appoggio, quando sono a Roma, del gruppo sportivo della Marina Militare che mi mette a disposizione strutture e professionisti per potermi allenare al meglio. E poi ci sono i nostri tecnici...» Due nomi affatto banali nella storia dei tuffi azzurri: «Esatto: il responsabile tecnico che ci seguirà anche a Kiev è Domenico Rinaldi (già bronzo europeo dalla piattaforma nel 1985, padre di Tommaso, a sua volta tuffatore, ndr) e inoltre ad allenarci c’è anche Nicola Marconi (a sua volta già allievo di Domenico Marconi, plurimedagliato europeo anche in coppia con il fratello Tommaso, ndr)».
E allora si parte. Prima tappa, Kiev. Nessuna promessa ma tante speranze. Incrociando le dita.
GuidoBarella. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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