Un libro per ricordare il grande Brumatti
Oggi la presentazione all’Alma Arena. Il ricordo di Pino “triestino” per volere di Rubini

TRIESTE. Se ne sentiva il bisogno. Un libro per raccontare la grandezza di Pino Brumatti. Il campione goriziano che ci ha lasciato nel gennaio di sei anni fa ha attraversato 30 anni di basket italiano e va fatto conoscere alle giovani generazioni. Va raccontata un’epoca di trionfi in bianco e nero, quando gli accordi si suggellavano con una stretta di mano e nelle coppe europee l’Italia contava e vinceva, un’epoca di persone e personaggi, quando Internet non c’era e la massima visibilità per un giocatore era una citazione di Aldo Giordani alla “Domenica Sportiva” o l’ambitissima copertina dei “Giganti del Basket”.
La storia di Giuseppe Brumatti è adesso raccolta in “L’ultimo dei miei eroi”, il libro di Lorenzo Dallari e Mario Zaninelli (Sport&Passione editore) che viene presentato oggi alle 19 nella sala stampa dell’Alma Arena, aperta al pubblico. L’appuntamento è ospitato dalla Pallacanestro Trieste in collaborazione con l’Associazione Azzurri d’Italia. Domani il libro verrà presentato a Gorizia alle 18 nella sala storica dell’Unione Ginnastica Goriziana.
Grande storia, quella di Pino Brumatti. Tra i suoi mentori Cesare Rubini. Fu il “Principe” ad assegnargli quel numero 6 che ha firmato l’epopea di Milano ed è entrato nella storia del basket. Sempre il “Principe” ha ispirato il titolo del libro, con quel telegramma inviato appunto «all’ultimo dei miei eroi». E ancora Rubini fu il regista dell’arrivo di Brumatti a Trieste, per una breve esperienza che pochi ricordano. Brumatti, nato a Gorizia il 19 novembre 1948 nel quartiere di Campagnuzza, crebbe nella Safog, la società che lanciò anche Corrado Vescovo e Waldi Medeot. Debuttò a 16 anni in serie A. Safog-Ravenna, macchiando subito il referto con 4 punti. Al ragazzino bastarono pochi mesi per attirare l’attenzione di Rubini che lo opzionò per la Simmenthal. Prima di portarlo alla corte delle scarpette rosse, tuttavia, il “Principe” lo girò in prestito al Lloyd Adriatico a Trieste in serie B. Dopo quella stagione, il volo verso Milano e i trionfi. All’Olimpia, del resto, chi veniva dalla Venezia Giulia non ha mai deluso. Altri due nomi: Gianfranco Pieri, qualche anno prima, e Giulio Iellini. Brumatti numero 6, Iellini 5. I Dioscuri dell’era delle scarpette rosse anche se nel conto degli scudetti Iellini può vantarne tre conquistati quando il “gemello” stava ancora sull’Isonzo. Se si guarda il curriculum, Brumatti ha vinto relativamente poco in proporzione al talento e a quell’arresto e tiro che andrebbe riproposto ancora adesso ai ragazzini che si affacciano in una palestra di basket: uno scudetto, una Coppa Italia, tre Coppe delle Coppe. Sette anni in maglia azzurra con 102 partite. Oltre all’indimenticabile pagina milanese, esaltò Torino, Reggio Emilia e Verona con Siena capolinea. Nel libro lo ricordano amici, cantori, compagni. E per una volta persino Dan Peterson e Valerio Bianchini, rivali storici, si trovano d’accordo: come tirava Pino, solo nella Nba.
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