Trieste e Melbourne danno l’addio a Smrekar

Da Trieste a Melbourne, da geometra del Governo militare alleato ad architetto famoso internazionalmente: passando per lo sport, precisamente il baseball, che gli aveva fatto conoscere colei che sarebbe diventata sua moglie. Oltre a regalargli la soddisfazione di vestire la maglia azzurra della Nazionale.
È stato questo il percorso umano, professionale e sportivo di Erminio Smrekar, spentosi in Australia venerdì notte a 85 anni lasciando la consorte Etta e le due figlie, oltre ad altri parenti nella città natale. Una vita piena, una storia d’altri tempi che accanto all’ammirazione ispira malinconia ripensando a un’epoca nella quale, con forza di volontà, si potevano aprire porte che oggi, nonostante il progresso, si possono nella stragrande maggioranza dei casi solo sognare.
«Dopo essersi diplomato all’istituto Da Vinci - inizia da Trieste il cognato Mario Caris, anche lui azzurro del “batti e corri” - Erminio aveva iniziato a lavorare per il Governo militare alleato. Fu proprio il suo ufficiale superiore, al momento di lasciare Trieste nel ’54, a esortarlo indirettamente a cercare un futuro migliore nel mondo anglo-sassone».
Circostanza che si verificò due anni dopo. «Mio cognato - spiega Caris - non emigrò per necessità ma per ambizione. Conosceva bene l’inglese. Trasferì in Australia anche i genitori: il padre aveva già un lavoro qui, alla Fabbrica Macchine». Ma nell’altra parte del mondo Smrekar fece venire anche sua moglie Etta. «Aveva conosciuto mia sorella sui campi di baseball - ricorda il cognato - dove io e lui giocavamo in Serie A, con la squadra dei Giants, e dove Etta aveva il ruolo di scorer, una sorta di certificatrice». Il matrimonio avvenne per procura, poi quando la novella sposa giunse a Melbourne, le nozze furono ripetute con rito cattolico.
Smrekar scelse di lavorare in uno studio di progettazione piccolo ma di grandi potenzialità. Che sfruttò tutte con intelligenza e abilità, laureandosi nel frattempo in Architettura.
La carriera decollò, interpretando in chiave contemporanea lo stile mediterraneo, e il triestino iniziò a firmare progetti di hotel, del club locale degli italiani, di edifici pubblici e privati. Fino a giungere a una fama internazionale, che giunse a portarlo a tenere conferenze anche negli Stati Uniti e a venire decorato quale ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica.
I legami con Trieste, il cui allora sindaco Roberto Dipiazza nel 2010 gli conferì il Sigillo trecentesco della città, e il resto della famiglia non vennero mai meno. «Ci sentivamo piuttosto di frequente - termina Caris - ed Erminio, di carattere gioviale, non perse mai quella particolare positività che gli apparteneva. Fino a nascondere alla sua stessa famiglia una pesante terapia a cui si sottopose inutilmente molto tempo prima che un male incurabile lo portasse via dopo tre mesi d’ospedale. Un ultimo grande gesto d’amore verso i suoi cari». (p.p.g.)
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