L’omaggio al campione nostrano Parlotti

Tre sono le sezioni speciali inserite nella mostra che aprirà i battenti mercoledì negli spazi del Salone degli Incanti: una dedicata alle moto portate in gara dal compianto campione triestino Gilberto Parlotti; una seconda alle moto militari e una terza ai cosiddetti “cinquantini” che hanno rivoluzionato il mercato a partire dagli anni Cinquanta.
Ma andiamo con ordine: Parlotti nella sua carriera ha portato in gara sulle piste dei Gran Premi una decina di moto di marche diverse: Morini, Ducati, Benelli, Tomos, Aermacchi-Harley Davidson, Derbi, Morbidelli, Yamaha, ma anche una Honda 750 quattro cilindri in una prova riservata alle derivate di serie. Lui cercava da pilota privato, privo di sponsor e con pochi soldi in tasca, un mezzo competitivo in grado di farlo salire sul podio. Tra i suoi modelli preferiti quelli della Ducati che dagli anni Sessanta gli ha consentito di primeggiare in molte gare organizzate nella vicina Jugoslavia e di ben figurare in quelle italiane. Poi sono arrivate la Tomos costruita a Capodistria e la Morbidelli, progettata a Pesaro. La prima gli ha consentito di conquistare due titoli italiani nella classe 50, con la seconda ha vinto numerose prove nel Campionato mondiale 125 fino a quella fatale del 9 giugno 1972 al Tourist Trophy.
Tra le moto “in divisa” presenti alla rassegna vanno segnalati il sidecar tedesco BMW R 75 della Wermacht dotato di trazione anche sulla ruota del carrozzino, di marce ridotte e blocco del differenziale: era un mezzo tecnologicamente avanzato ma purtroppo è stato legato a una storia fatta di violenze e prevaricazioni. Esattamente l'opposto di ciò che rappresentò nella seconda guerra mondiale per i popoli europei la jeep dell'esercito americano.
Va citata in questa sezione anche la Matchless 350 dell'esercito inglese considerata, assieme alla BSA 500, una moto quasi "triestina" perché fu usata dalla "Squadra acrobatica" della Polizia civile durante le esibizioni all'Ippodromo di Montebello e poi da molti civili che la acquistarono nei campi dell'Arar al termine dell'occupazione militare della città. Era una moto semplice e affidabile, dotata di una delle prime forcelle telescopiche.
(c.e.)
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