Gelso piantato da italiani e ungheresi

Il cippo è arrivato da Szeged, era una promessa datata 1916
Di Stefano Bizzi

SAGRADO. La storia dell’Albero Isolato si arricchisce di un nuovo capitolo. Nel luogo dove un secolo fa si trovava il tronco di pruno diventato simbolo della resistenza e delle sofferenze dei soldati in trincea, sabato mattina italiani e ungheresi hanno piantato assieme un gelso.

A distanza di 100 anni, sulla collina della vecchia chiesa di San Martino del Carso la vegetazione è ricresciuta, ma per tutti la pianta rimarrà in eterno l’Albero Isolato, quello del Valloncello da dove Giuseppe Ungaretti, il 27 agosto 1916, scrisse proprio la poesia “San Martino del Carso”.

Il tronco che fu un punto di riferimento per l’artiglieria italiana resistette ai combattimenti e alle bombe per oltre un anno. Venne abbattuto dal 46° Reggimento fanteria di Szeged e portato in Ungheria con tutti gli onori. "L'albero di Doberdò" (così è noto in Ungheria) venne decorato con nastri tricolore e rimase al centro del “Mòra Ferenc Muzeum” fino al 1945 quando, con il nuovo regime, finì murato in soffitta per poi essere “riesumato” a metà degli anno Ottanta. Grazie alla collaborazione tra il Gruppo speleologico di San Martino e l’associazione “Meritum” di Szeged, nel 2013 il tronco fece ritorno sul Carso. Proprio la comunità di Szeged, dove l’Albero Isolato è oggi conservato, ha regalato a San Martino la pianta messa a dimora dalla vicepresidente della Provincia di Gorizia Mara Cernic e dal prefetto della stessa cittadina magiara Juhas Tünde. Simbolicamente sono state loro a mescolare la terra rossa del Carso con quella magiara. Quando nell’estate del 1916 l’alberò arrivò a Szeged, i familiari dei soldati promisero tramite l’allora sindaco della città che sul luogo ove sorgeva l’albero, alla fine della guerra, avrebbero eretto un cippo per ricordare e commemorare coloro che erano caduti.

«Quella promessa fatta molti anni fa si è finalmente realizzata, ma è andata ben oltre perché il gelso donato da Szeged è stato piantato assieme alla nostra comunità che si è raccolta attorno a questo nuovo albero per ricordare coloro che sono caduti da entrambe le parti, con la speranza che questo albero, a differenza dell’Albero di Doberdò, non veda mai nessuna guerra», sottolinea Gianfranco Simonit, anima del Gruppo speleologico carsico, aggiungendo poi: «Sarà compito delle nostre comunità fare in modo che questo albero abbia una lunga vita e che continui a rappresentare simbolicamente la pace e l’amicizia italo-ungherese creata dalla base della società civile”. Nel corso del fine settimana sono state inoltre inaugurate cinque tabelle storico-informative.

Una è stata posata accanto all’Albero Isolato, le altre in piazza a San Martino del Carso, alla dolina dell’Arciduca Giuseppe, al monumento del 4° Honved a Peteano e l’ultima è stata sistemata nel luogo dove è caduto il primo olimpionico di Szeged.

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