Intascava i soldi della mensa della polizia

TRIESTE Si chiama Francesco Papa, 57 anni, ispettore capo della polizia di Stato, ora in pensione. Era il responsabile della mensa della caserma di via Montorsino a Roiano. È finito nei guai, secondo le indagini a suo carico, per essersi appropriato di quasi 350mila euro. Accusa: peculato. Si tratta dei ticket che ogni giorno i suoi colleghi pagavano per poter fruire del servizio mensa che era ospitato appunto all’interno della caserma di Roiano: cinque euro a testa a pasto moltiplicati per sette anni. E cioè dal 2008 al mese di marzo dello scorso anno quando, dopo il trasferimento della mensa nel comprensorio di San Sabba, il contabile è andato in pensione. Senza - in un certo senso - lasciar traccia. L’ex poliziotto è anche ritenuto responsabile di aver distrutto i documenti contabili relativi alla gestione della stessa mensa. Tutto sparito. Conti, registri e verbali. E, ovviamente, anche i soldi.
A carico dell’ispettore Papa, che funzionalmente apparteneva alla Polmare, il gip Luigi Dainotti ha emesso - su richiesta del pm Lucia Baldovin - un decreto di sequestro preventivo per l’equivalente di 347mila euro, relativo appunto a quasi sette anni di gestione “in proprio”. Il provvedimento, eseguito nei giorni scorsi, “punta”alle somme esistenti e a quelle che saranno accreditate sui conti correnti di cui Papa è titolare fino alla concorrenza della somma di ritenuta sottratta dagli accertamenti eseguiti dai suoi stessi colleghi e dagli ispettori del ministero degli Interni. Il giudice ha inoltre stabilito che, in caso di mancanza della somma di 347mila euro, vengano comunque sequestrati beni immobili o mobili registrati di proprietà dell’ispettore Papa sino alla concorenza di 51mila euro.
Il buco dei ticket della mensa della polizia era stato scoperto casualmente dagli ispettori del ministero degli Interni, giunti prima dell’estate a Trieste per definire le questioni relative alla cessione dello stabile di Roiano con il conseguente trasferimento della mensa a San Sabba. Nella caserma di via Montorsino erano ospitati la sezione e il distaccamento della Polstrada, gli alloggi di alcuni funzionari e anche la mensa che, da quanto appreso, negli anni era stata giornalmente frequentata non solo da poliziotti ma anche da finanzieri e altri appartenenti alla forze dell’ordine.
In pratica, come succede in tutte le mense, gli utenti per poter fruire del pasto dovenano pagare un piccolo contributo, appunto un ticket. Che in questo caso aveva una tariffa, a seconda del corpo di appartenenza, di circa 5 euro a pasto. Dal controllo degli ispettori era emerso che oltre ai soldi era letteralmente sparita la documentazione relativa alla contabilità fin dal 2008. Per fare chiarezza gli ispettori si erano rivolti alla Banca d’Italia al cui sportello avrebbe dovuto essere regolarmente versato l’incasso del servizio mensa. Ma in quel conto non c’era neanche un centesimo. Tutto, insomma, era sparito.
Da qui l’inchiesta della Procura. In breve il pm Baldovin ha disposto una serie di ulteriori accertamenti che hanno confermato i sospetti iniziali. In pratica l’ispettore Papa - così è emerso - incassava “in proprio” i soldi del colleghi. Come se la mensa fosse il suo ristorante. E lo ha fatto, secondo l’accusa, per ben sette anni, paradossalmente senza che nessuno del ministero avesse avuto il benché minimo sospetto. La mensa funzionava benissimo. Lui stava alla cassa della mensa. I ticket passavano così di mano finendo, secondo il pm Baldovin, nel conto corente personale del poliziotto. In tutto 347.468 euro e 40 centesimi. Soldi versati dai colleghi. Soldi “scivolati” lentamente e inesorabilmente tutti i giorni nelle tasche dell’ispettore che a ognuno degli utenti, così qualcuno ricorda, augurava “buon appetito”. Perché alla mensa di Roiano - gestita dall’ispettore Francesco Papa - si mangiava proprio bene.
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