Il fronte dei 23 in campo contro il Daspo urbano

Il Coordinamento formato dai sindacati Cgil, Uil e Cisl e da numerose associazioni: «Assistenza legale a chi verrà colpito dal provvedimento». E c’è l’ipotesi ricorso
Silvano Trieste 2018-06-07 Sede UIL, conferenza stampa su Daspo Urbano
Silvano Trieste 2018-06-07 Sede UIL, conferenza stampa su Daspo Urbano

Supporto legale alle persone colpite dal Daspo urbano e la possibilità di ricorrere contro il regolamento di Polizia urbana entrato di recente in vigore. A lanciare il guanto di sfida all’amministrazione Dipiazza e al neo vicesindaco e assessore alla Sicurezza Paolo Polidori è il coordinamento composto da 23 tra associazioni, enti, movimenti e sindacati, che operano nel settore sociale e umanitario.

La misura del Daspo urbano – al centro della polemica – è contenuta nel decreto legge 14/2017 approvato dal precedente Parlamento su proposta dell’ex ministro degli Interni, Marco Minniti. Il provvedimento va a colpire chi viene trovato in stato di ubriachezza, compie atti contrari alla pubblica decenza, esercita il commercio o il ruolo di parcheggiatore abusivamente. Oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 300 euro è previsto anche un ordine di allontanamento dal luogo in cui il soggetto viene sorpreso. «Esiste una linea sottile che divide quello che la norma prevede e quello che spera il Comune di Trieste», attacca Gianfranco Schiavone di Ics, che aggiunge: «L’allontanamento provvisorio è previsto per chi impedisce l’accessibilità e la fruizione di determinati luoghi come aree interne delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e relative pertinenze; ai Comuni è concesso poi di individuare delle zone specifiche su cui insistono scuole, musei, monumenti, o aree di consistenti flussi turistici. A Trieste – spiega Schiavone – si è deciso invece di tagliare a metà la città, da un lato il centro e Barcola e dall’altro le periferie. Qualcuno però ci deve spiegare cosa c’è di turistico in via Milano», ironizza il presidente di Ics aggiungendo che proprio su questo punto si sta valutando se ci siano gli estremi per un ricorso alla giustizia.

Michele Berti della Uil ricorda che il Coordinamento è stato costituito un paio di anni fa «quando si è cominciato a parlare di un’emergenza immigrazione che non esiste a Trieste. Ricordo – ha aggiunto Berti – che la città ha saputo sempre gestire i grandi flussi migratori, basti pensare a quanto avvenuto durante la guerra dei Balcani. Esiste poi un obbligo pedagogico perché chi amministra ha il compito di creare misure di assistenza per le persone». Sulla divisione del territorio cittadino, il rappresentante della Uil evidenzia che «sono state individuate aree dove invece queste persone possono stazionare e non costituiscono un pericolo, è lecito chiedersi quale sia la ragione».

Antonella Bressi, della Cgil, ha invece rispolverato una questione già emersa in passato: «Anche a Barcola è vietato il bivacco, vediamo se verranno sanzionati anche gli anziani che stazionano tutta la mattina sulle panchine. Parliamo di una norma restrittiva e non di buon senso, è come cercare di colpire una mosca con un cannone». Pia Covre, rappresentante della Casa internazionale delle donne, mette invece le mani avanti: «Diranno che queste norme servono a tutelare le donne, peccato che la quasi totalità delle violenze avvenga tra le mura domestiche. Ricordo inoltre che la mia associazione da anni lavora al fianco delle forze dell’ordine per aiutare le prostitute fornendo un supporto concreto».

Cristiano Cozzolino (Acli provinciali) ha voluto anche precisare che «questo non è un tavolo del manipolo di Schiavone, ma siamo un pezzo di città decisamente significativo molto più attento al fare che al dire. Il coordinamento delle organizzazioni che si occupano dello straniero non è solo Schiavone o il solito gruppetto di alternativi veterocomunisti, ma è un pezzo di società che fa molta fatica a coordinarsi, lo sforzo che stiamo facendo da due anni è quello di lavorare “con” e non “contro”». Del coordinamento, oltre alle realtà già citate, fanno parte, tra gli altri, anche il Comitato per la Pace Danilo Dolci, il Collettivo Cronopios, l’Associazione per gli studi sull’immigrazione e l’Arci.

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