Coca da Milano e Torino, 10 maxicondanne

Sono stati ritenuti i membri di una vera e propria associazione strutturata in modo tale da approvvigionarsi la droga, soprattutto nel Nord Italia, per poi venderla sulla piazza triestina, con base operativa in via Parenzan 5. Il gup Laura Barresi ha condannato con rito abbreviato dieci persone, per lo più triestine, a un totale di 65 anni di reclusione. È il risultato giudiziario conseguente alle maxi operazioni del maggio 2017 “Raprot” e “Barattolo”, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e compiute da cinquanta carabinieri che, a sirene spiegate, si erano mossi alle 5.30 del mattino per andare ad arrestare cinque triestini. Altri due erano stati presi in flagrante la sera prima. Ulteriori tre complici invece si trovavano tra Torino e Lodi, dove il gruppo aveva collegamenti dal 2015 in poi.
A capo dell’organizzazione è stato confermato Fabrizio Sivelli (difeso dall’avvocato Mariapia Maier e già nel carcere di Tolmezzo) classe ’67, milanese di origine e residente a Trieste. Era il punto di riferimento per l’approvvigionamento di hashish e cocaina. Ma era lui che seguiva in prima persona anche alcuni rapporti con i consumatori. Con il ricavato acquistava altre partite di droga da immettere sul mercato triestino. Per lui 16 anni e otto mesi di reclusione.
Ad affiancarlo in particolare Franco Altin, del ’66, triestino ed ex proprietario della “Farmacia dei sani”, locale di via Giulia ora gestito da un’altra proprietà, ma che al tempo veniva utilizzato come copertura. Altin, condannato a otto anni, seguiva personalmente i rifornimenti provenienti dalla Lombardia, utilizzando anche una Lancia K, intestata fittiziamente a Fabio Lussini, altro condannato (a due anni con la condizionale, come Mohammed Kallati), per trasportare lo stupefacente visto che era provvista di un doppio fondo. Al suo fianco Andrea Biasizzo Alborghetti, pure lui triestino, dell’87, difeso sempre da Maier: doveva gestire il traffico dal Piemonte, trasportando lui stesso la droga da Torino a Trieste. È stato condannato a dieci anni e otto mesi.
Alborghetti - che assieme ad altri imputati di questo processo rientra anche in un altro procedimento per droga che si è concluso per sette triestini con ben sessant’anni di reclusione - e Altin, difeso in questo caso da Andrea e Alberto Polacco, ora a sua volta in carcere, a differenza da quanto richiesto dal pm Massimo De Bortoli, non sono stati ritenuti promotori dell’organizzazione ma meri partecipi: la condanna per loro è scesa a otto anni rispetto alla richiesta del pm di 17 anni.
Gli altri condannati sono il milanese Cristiano Raimondo (in carcere a Lodi, otto anni), Sara Surian (un anno), Debora Annunziato (quattro anni), Davide Talatin (sei anni e otto mesi) e Stefano Finessi (sei anni). Assolti Daniele Izzo Flak, Andrea Antinoro, Giovanni Vascotto (detenuto per altra causa), Roberto Procentese e Barbara Indiano (avvocato Giovanni di Lullo). —
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