Una Twin Peaks bulgara? Il mistero dei sei cadaveri e l’ombra di una setta

I corpi ritrovati in due aree montane, la pista dell’omicidio-suicidio: tutte le vittime appartenevano a una Ong

Stefano Giantin
Le indagini in montagna: fra le vittime anche un quindicenne
Le indagini in montagna: fra le vittime anche un quindicenne

I media più prudenti l’hanno battezzato il “caso Petrohan”. Altri, tra cui un procuratore generale, hanno apertamente parlato di una “Twin Peaks bulgara”. Di certo la vicenda sta tenendo con il fiato sospeso un intero Paese. Ed è drammatica, oltre che ancora misteriosa e senza precedenti in tutta la regione balcanica.

Il mistero riguarda il ritrovamento in pochi giorni, in Bulgaria, di sei cadaveri, tra cui quello di un ragazzino di soli 15 anni, tutti maschi. A seconda delle ancora fumose teorie che si vanno diffondendo a Sofia, si tratterebbe di suicidio o di omicidio-suicidio o addirittura di una esecuzione. Tre delle vittime, tra le quali l’adolescente, sono state scoperte domenica dalla polizia all'interno di un camper parcheggiato nell’area del monte Okolchitsa, nell’area nord-occidentale del Paese.

Ma gli investigatori bulgari hanno subito collegato la prima strage a un triplice omicidio – o suicidio – avvenuto una settimana prima in un rifugio, poi dato alle fiamme, vicino al passo di Petrohan, altra area montagnosa al confine con la Serbia, non distante dal paesino di Gintsi.

Cosa collega i due correlati fatti di sangue? Il filo rosso che unisce le vittime è l'appartenenza a una opaca Ong, denominata Agenzia nazionale per il controllo delle aree protette (Nakzt), che avrebbe beneficiato dal 2022 al 2025 di una partnership con il ministero bulgaro dell’Ambiente. Da giorni su Nakzt si sono accesi i riflettori con la diffusione di altre teorie e strane storie.

C’è chi li ha lodati per presunte vantate operazioni di vigilanza anti-disboscamento illegale e di protezione di aree naturali, con il beneplacito delle autorità, oltre che per l’organizzazione di campi vacanza estivi per ragazzi. Ma c’è anche chi li ha bollati come «ranger autonominati» e «paramilitari», dotati di armi, mezzi e strumentazioni estremamente costose. C’è poi chi ha suggerito che avrebbero operato in chiave anti-migranti, pattugliando la frontiera serbo-bulgara.

E sono pure trapelate voci su presunti maltrattamenti inflitti ad appartenenti alla Ong, mentre è stata la stessa polizia bulgara a riferire di testimonianze sulla «eccezionalità» del grado di «instabilità psicologica» all’interno di un gruppo, che, si dice, avrebbe praticato il buddismo tibetano. E dove sarebbe stati prevalenti il senso di «disperazione» e pulsioni «suicidare». Una sorta di setta, insomma.

La madre di uno degli uccisi ha invece parlato di insinuazioni assurde, suggerendo che le informazioni finora filtrate sarebbero errate ed evocando addirittura la tesi di «uccisioni su commissione» da parte di ignoti. Altri hanno fatto riferimento a «minacce» che il gruppo avrebbe ricevuto per le sue attività di protezione della natura, mentre un ex deputato ha suggerito che il Nakzt avrebbe dato fastidio a «trafficanti di droga».

Di certo, emergono «dettagli più scioccanti» che «nella serie Twin Peaks», ha ammesso da parte sua il procuratore generale Borislav Sarafov, mentre il funzionario di polizia Zahari Vaskov ha parlato di «un crimine senza precedenti».

La nebbia che circonda le due tragedie sembra tuttavia alzarsi. Ieri, dopo le autopsie, gli investigatori hanno anticipato che la pista più battuta al momento potrebbe essere quella dell’omicidio-suicidio. Nel caso del monte Okolchitsa, sembra che ci siano stati «due omicidi commessi in sequenza e un suicidio».

Per quanto riguarda la tragedia al rifugio del passo di Petrohan, si parla invece di tre suicidi, ha informato la Procura. Ma il giallo rimane ancora fitto, le motivazioni del gesto del tutto incomprensibili.

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