Centro rifiuti di Castion, Regione e Comune pronti alla chiusura

La decisione, perentoria e simbolica, segna la fine di un'era e l'inizio di una difficile transizione: si tratterà ora di trovare una nuova localizzazione in un altro punto dell'Istria

Valmer Cusma
Il centro per la gestione dei rifiuti di Castion foto kastijun.hr
Il centro per la gestione dei rifiuti di Castion foto kastijun.hr

La tormentata vicenda del Centro regionale per la gestione dei rifiuti di Castion è arrivata a una svolta politica radicale. Durante la seduta congiunta tenuta tra l'Assemblea regionale istriana e il Consiglio municipale di Pola, le istituzioni locali dopo anni hanno dovuto rassegnarsi all'evidenza: l'impianto non può più continuare a funzionare in questo modo.

La decisione che ne è emersa, perentoria e simbolica, segna la fine di un'era e l'inizio di una difficile transizione: si tratterà ora di trovare una nuova localizzazione in un altro punto dell'Istria per il futuro centro di trattamento dei rifiuti, ponendo di fatto una data di scadenza sull'attuale struttura nel Comune di Medolino.

Il dibattito a Pisino, durato oltre otto ore, ha rappresentato una severa e infuocata resa dei conti politica. L’impianto di Castion, costato circa 35 milioni di euro erogati dall'Unione europea e inaugurato nel 2018, si è rivelato un fallimento sotto molteplici punti di vista: un dato che viene ormai riconosciuto trasversalmente.

Il momento politico più rilevante della seduta è coinciso con l'intervento del sindaco di Pola, Pedja Grbin, il quale ha pronunciato un'inedita e clamorosa scusa pubblica ai cittadini.

Grbin ha ammesso apertamente che l'impianto non ha mai risposto alle aspettative e che alla popolazione non erano state date tutte le informazioni in merito alle reali capacità della struttura. Il sindaco ha inoltre sferrato un duro attacco politico, dichiarando che «Pola e l'Istria sono state lasciate a se stesse» dai livelli di governo superiori.

Nato con l'ambizione di essere un fiore all'occhiello dell'ecologia istriana, il centro in realtà ha mostrato fin da subito forti lacune strutturali. Progettato sulla base di stime obsolete risalenti al 2009-2010 (con una capacità limite di 90.000 tonnellate annue), l'impianto è andato costantemente in tilt sotto la pressione del boom turistico estivo, incapace di assorbire l'esplosione dei flussi di rifiuti.

Il risultato è stato un incubo quotidiano per i residenti della zona, esposti a esalazioni e miasmi soffocanti, aggravato dallo stoccaggio all'aperto di combustibile solido secondario (Css) che nessuno vuole. e da continui guasti tecnologici.

La decisione approvata a Pisino chiude le porte a qualsiasi ampliamento futuro con nuove vasche di deposito a Castion. I prossimi mesi serviranno a tamponare l'emergenza, avviando una massiccia operazione per rimuovere ed esportare 34.000 tonnellate di combustibile solido secondario stoccate.

Nel frattempo, l'Istituto regionale per l'assetto territoriale avrà il compito di individuare le aree alternative idonee sulle quali poter costruire un nuovo centro di smaltimento, per il quale però le fonti di finanziamento restano da individuare. E ci vorranno non meno di 10 anni per un nuovo centro.

 

Riproduzione riservata © Il Piccolo