Montenegro verso l’Ue: gli otto paletti di Zagabria
Zagabria presenta formalmente a Bruxelles una serie di richieste vincolanti legate a giustizia, risarcimenti e confini per sbloccare i capitoli negoziali di Podgorica

La commissaria Ue all’Allargamento, la slovena Marta Kos, solo pochi giorni fa aveva prospettato un futuro in cui i nuovi membri dell’Unione non potessero più utilizzare il diritto di veto per bloccare successive adesioni sulla base di controversie bilaterali.
È una delle proposte contenute nella nuova strategia europea sull’allargamento, ancora da tradurre in decisioni concrete.
Ma per i Paesi che oggi aspirano all’ingresso nell’Ue valgono ancora le vecchie regole. Lo sa la Macedonia del Nord, bloccata nel suo percorso d’integrazione da un controverso veto della Bulgaria.
E potrebbe scoprirlo sulla propria pelle anche il Montenegro, ormai a un passo dal tagliare il traguardo dell’adesione, e indicato da Bruxelles come esempio da imitare. A rovinare la festa a Podgorica, annunciata per il 2028, o quantomeno ritardarla potrebbe essere infatti la Croazia. Zagabria ha elaborato «otto condizioni» che il Montenegro dovrà soddisfare prima di poter issare la bandiera blu a 12 stelle. Condizioni messe nero su bianco in un documento che Zagabria ha consegnato agli altri Stati dell’Unione. A svelarlo sono state fonti diplomatiche a Radio Europa Libera, che hanno confermato che le condizioni «devono essere soddisfatte prima dell’adesione del Montenegro alla Ue». Poi, è arrivata anche la conferma ufficiale di Zagabria.
Quali sono le richieste croate? Sei su otto gravano sulla chiusura del capitolo 23 dei negoziati, quello su sistema giudiziario e diritti fondamentali. E riguardano temi collegati alle guerre balcaniche degli Anni Novanta e alla dissoluzione della Jugoslavia. Zagabria pretende da Podgorica «risarcimenti» per i croati che furono detenuti nel lager di Morinj dal 1991 al 1992, oltre 300 persone, ma vuole anche il rispetto della loro memoria con l’esposizione pubblica di una lapide, già collocata nel 2022, che ricorda le loro sofferenze.
Va poi cambiato il nome della piscina cittadina di Kotor (Cattaro), che oggi porta il nome di Zoran Gopčević, che secondo la Croazia fu fra i guardiani del lager durante il conflitto. Podgorica, ha richiesto la Croazia, deve anche far luce quanto prima sul destino di 14 croati scomparsi dagli Anni Novanta, e soprattutto iniziare a perseguire presunti criminali di guerra. In aggiunta, la Croazia chiede il rispetto dei diritti di proprietà di una cinquantina di famiglie croate originarie di Tivat e delle Bocche di Cattaro.
E ci sono poi altre due condizioni, ancora più critiche, che stanno già pesando sul no alla chiusura del capitolo 31 dei negoziati (politica estera, sicurezza e difesa). La più delicata e già celebre è la questione della restituzione alla Croazia della splendida nave Jadran, storico veliero varato nel 1931 nei cantieri di Amburgo ed entrato in servizio nel 1933 nella Marina jugoslava.
Dal 1990 si trova in Montenegro, dove era stato trasferito da Spalato per manutenzione, prima dello scoppio della guerra. Ma la “Vespucci jugoslava” apparterrebbe alla Croazia, sostiene Zagabria richiamandosi anche all'accordo sulla successione jugoslava del 2001 e al fatto che il suo porto di riferimento era Spalato. Il Montenegro da parte sua insiste a rivendicarne la proprietà.
Ancora più complicata la risoluzione dell’ultima condizione: tocca infatti nientemeno che la delimitazione dei confini. La Croazia chiede che il Montenegro riconosca il tracciato dell’ex frontiera tra le due repubbliche jugoslave, sulla base del principio dell’uti possidetis juris, e firmi un accordo sul confine terrestre. Solo successivamente, Zagabria sarebbe disposta a negoziare la delimitazione marittima.
Già nel 2023 Zagabria avrebbe tentato di risolvere le questioni aperte con Podgorica, ma «da allora nulla si è mosso», si legge nel documento visionato da Radio Europa Libera. E ora si va verso un pericoloso muro contro muro: ma «non possiamo parlare di blocco» all’adesione del Montenegro, ha assicurato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri croato Grlić Radman. Le condizioni sono «note al Montenegro» ed è giunto «il momento di risolverle», ha specificato da parte sua il premier croato Andrej Plenković. E dalle conclusioni dell’ultimo Consiglio Ue, non un caso, è saltato il passo che richiamava alla adesione «il prima possibile» del Montenegro, pare proprio su richiesta croata, un segnale preoccupante.
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