Dal Pd alla Lega: grazie a don Vatta. Ma il centrodestra è con Crepaldi

Il fondatore di San Martino al Campo cacciato dalle Novene: l’ala cattolica del Pd non commenta l’azione del vescovo. Ma Camber: il presule riporta la Chiesa all’unità. Fedriga: la sta spoliticizzando
Lasorte Trieste 04/10/09 - S.Giusto, Cerimonia, Arcivescovo Crepaldi,
Lasorte Trieste 04/10/09 - S.Giusto, Cerimonia, Arcivescovo Crepaldi,

TRIESTE

L’ala cattolica di centrosinistra si guarda bene dallo scendere nella polemica: la vicenda è delicata e mettersi contro la Curia non conviene di certo. Il terreno è pernicioso, meglio aggirare l’ostacolo e imboccare il sentiero del politicamente corretto. «Sono fatti che riguardano la Chiesa», tagliano corto. Senza nascondere, tuttavia, un certo imbarazzo «per l’ennesima operazione maldestra in Diocesi che va a toccare un totem come don Mario Vatta, un esempio per tutti e al quale la città deve solo dire grazie». E su questo il centrodestra, che però difende la Curia, non ha nulla da ridire, anzi, riconosce l’importanza di un’opera pluridecennale a fianco degli emarginati.

Appoggio bipartisan, dunque, a don Mario. Il fondatore della Comunità di San Martino al Campo è stato estromesso dalle predicazioni della “Novena”, le serate in preparazione della celebrazione per la Madonna della Salute che sarà officiata dal vescovo Giampaolo Crepaldi il 21 novembre nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Un’e-mail inviata dalla Curia a tutti i parroci di Trieste chiedeva di togliere dalle chiese le locandine: in quei manifesti c’era un nome scomodo, quello di don Mario appunto, «poco gradito in Diocesi» come ha ammesso lo stesso padre Alessandro Calloni, il nuovo parroco dei Francescani dell’Immacolata che dal 9 ottobre si sono insediati nella chiesa. Saranno loro a presiedere le serate di cammino spirituale al posto di don Mario.

Una scelta “politica”? Dettata da alcune posizioni espresse dal fondatore di San Martino al Campo un paio di anni fa sulle pagine del settimanale diocesano Vita Nuova? Sembra essere questo il motivo, peraltro esplicitamente confermato da padre Calloni, oltre che da numerose indiscrezioni raccolte in ambienti vicini alla Curia.

La vicenda calca ancora di più il solco che divide la Chiesa triestina, prima che il mondo politico. Ma cosa pensa innanzitutto il Pd, con quell’ala cattolica che ha avuto un peso non indifferente nelle recenti elezioni comunali? Francesco Russo, segretario provinciale, è cauto: «Don Vatta è sempre stato un punto di riferimento di grande importanza, ma come politico non mi sento di entrare in una polemica puramente ecclesiale». Giovanni Maria Coloni, capogruppo Pd in Consiglio comunale, dribbla con un «no comment». Ettore Rosato, che chiede di tenersi fuori «da questioni che non sono di mia competenza», ricorda che don Vatta «ha unito la città e ha avvicinato alla fede tante persone. Lui – aggiunge Rosato – è capace di rendere interessante la Chiesa per molti non credenti».

Dal Pdl si fa sentire Bruno Marini, che giura fedeltà al vescovo: «Con tutta l’ammirazione e l’affetto che provo per don Vatta io sto con Crepaldi, perché è il segno visibile dell’unità della Chiesa triestina esattamente come prima lo era Ravignani». Da Piero Camber il riconoscimento dell’operato del fondatore della Comunità di San Martino al Campo, seppur con qualche dubbio. «Una persona fantastica – spiega Camber – che però talvolta ha mescolato, forse involontariamente, la politica con la fede. Il vescovo ha cercato di riportare la Chiesa all’unità, perché c’era troppa anarchia. Chi doveva andare da altre parti – aggiunge – è andato a fare politica. Come l’attuale vicesindaco Fabiana Martini, ex direttrice di Vita Nuova».

Il segretario provinciale e deputato della Lega Nord Massimiliano Fedriga loda la figura di don Vatta «per quello che ha fatto per Trieste» e pone in evidenza anche «l’opera meritoria del vescovo che sta togliendo la politicizzazione nella Chiesa locale». L’esponente del Carroccio poi lancia una critica ai parroci che «preferiscono chiamare i giornali anziché lamentarsi in Curia. Si facciano ora un esame di coscienza – attacca Fedriga – scelgano se entrare in politica o se continuare a fare i religiosi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:pdpdllega nord

Riproduzione riservata © Il Piccolo