«Nuovo Prg, direttive inadeguate»

Legambiente e Italia Nostra: sull’urbanistica è necessaria una vera svolta
Lasorte Trieste 04/08/10 - Panorama Città
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Le direttive per il nuovo Piano regolatore, di recente varate in via preliminare dalla giunta comunale e su cui i Consigli circoscrizionali hanno espresso i loro pareri, sono inadeguate». Lo affermano in una nota Legambiente e Italia Nostra, che hanno inviato un ampio documento di osservazioni e richieste di modifica al sindaco Cosolini, agli assessori Fabio Omero ed Elena Marchigiani e ai consiglieri comunali.

Secondo le due associazioni ambientaliste «il documento della giunta contiene da un lato una serie di indirizzi generali, che però non sono in grado di salvaguardare il territorio dagli interventi in contrasto con la nuova impostazione del piano fino all’adozione dello stesso; dall’altro riduce gli indici di fabbricabilità di alcune zone residenziali, ma non interviene su molte delle criticità della variante 66, cioè il piano regolatore della Giunta Illy, approvato nel 1997 e tornato pienamente in vigore dall’agosto scorso». Sarebbe stata opportuna innanzitutto, osservano gli ambientalisti, un’analisi delle criticità e delle carenze della variante 66, «per evidenziare quella radicale svolta nelle strategie di gestione del territorio che la cittadinanza si aspetta e che appare invece molto sfumata nelle direttive della giunta comunale».

La richiesta delle due associazioni è perciò di «introdurre direttive specifiche effettivamente in grado di imprimere questa svolta nella politica urbanistica»: si va per esempio dalla «revisione del dimensionamento del piano (rispetto ai 270mila abitanti teorici della 66)» fino all’«eliminazione di previsioni smaccatamente in contrasto con la tutela dell’ambiente e del paesaggio, quali il canile previsto a Fernetti o il cimitero per animali a Cologna».

Italia Nostra e Legambiente invitano poi il Comune a prevedere «norme per la tutela degli elementi caratteristici del paesaggio carsico e costiero, mentre dev’essere chiara la rinuncia a infrastrutture ad elevato impatto ambientale, come gli impianti industriali a rischio di incidente rilevante (rigassificatore in primis) e la Tav». Quanto al regime di salvaguardia, che deve accompagnare le direttive, «è indispensabile – così Legambiente e Italia Nostra – che queste riguardino anche gli interventi edilizi previsti dai piani particolareggiati adottati». Solo così «le dichiarazioni di principio contenute nelle direttive sul contenimento del consumo di suolo, sulla tutela del paesaggio e dell’ambiente e sul riuso del patrimonio edilizio esistente, non rimarranno mere intenzioni contraddette dalle scelte concrete, ma diventeranno l’asse portante del nuovo Prg».

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