Banda delle ville, ecco perché due sono stati scarcerati

È giusto che Elvis Levacovich resti in carcere: a suo carico vi è una chiara «pericolosità sociale». Quanto agli altri due rom della rapina di Domio, l’uno è stato assegnato agli arresti domiciliari per l’assenza di precedenti penali e la giovanissima età (ha appena compiuto 18 anni); l’altro è stato liberato senza prescrizioni perché il suo ruolo di “palo” non lo mette in relazione evidente con la rapina in cui è rimasto ferito un ragazzo di 19 anni, Alex M., che ha tentato di opporsi ai malviventi che si è trovato in casa.
Sono queste, in sintesi, le motivazioni contenute nell’ordinanza firmata dal giudice Enzo Truncellito, che ha accolto solo in parte le richieste di custodia cautelare in carcere dei tre da parte del pm Giorgio Milillo. Un provvedimento che ha suscitato polemiche. I tre, dopo la rapina, erano stati bloccati dalla polizia al termine di un inseguimento da brivido lungo il Raccordo. Poche ore dopo gli agenti sono rimasti basiti nel vedere nelle loro roulotte di via Pietraferrata il diciottenne Dylan Levacovich (ai domiliciliari appunto) e Cristopher Carri, libero senza precscrizioni. Un provvedimento che ha suscitato la reazione dello stesso qeustore Giuseppe Padulano, che ha parlato di «scelta difficile da capire».
Ma ecco le motivazioni di Truncellito, contenute nell’ordinanza. «Elvis Levacovich è stato riconosciuto dalla vittima (Alex M. ndr) in modo certo. L’altro Levacovich (Dylan, ndr) si trovava assieme al primo quando» i poliziotti, giunti in quel momento, lo hanno visto salire «sulla Citroën condotta da Carri. Entrambi poi presentavano ferite compatibili con la reazione legittima del proprietario della casa e avevano le scarpe sporche di fango». Dunque assoluta responsabilità.
«Si rammenti - scrive il giudice - che i due Levacovich, una volta vistisi scoperti non hanno avuto alcuna remora a scagliarsi contro il proprietario con un cacciavite».
E ancora: «Se già infatti un furto in abitazione rappresenta di per sé un reato assai difficile da digerire da parte della persona offesa che si vede vulnerata nel suo ambiente domestico, la cosa è ancor più pesante se all’indebita intrusione si aggiunge la condotta violenta. Il tutto per dire che l’oggettività della vicenda è già significativa della pericolosità sociale dei Levacovich».
Ma c’è un distinguo: riguarda Dylan, messo ai domiciliari. Scrive il giudice: «L’assenza di precedenti penali e la giovanissima età (ha appena compiuto 18 anni) inducono a ritenere sufficiente la misura degli arresti domiciliari, potendosi ragionevolmente pronosticare che rispetterà spontaneamente la prescrizione. Va da sé che, qualora in sede di esecuzione della presente ordinanza, verrà riscontrata l’assenza di una idonea dimora, sia pure di una roulotte posta all’interno del campo nomadi, verrà riportato immediatamente in carcere».
Il giudice affronta infine la posizione di Carri, liberato senza prescrizioni: «Se infatti, da un lato, potrebbe pensarsi a un suo ruolo di “palo”, dall’altro i circa 15 minuti trascorsi» dal fatto «al momento in cui quest’indagato è stato visto dalla polizia far salire in auto i due Levacovich possono anche far pensare a un suo intervento successivo sulla scena del delitto». «In effetti - chiude il gip - non c’è almeno per il momento la prova di una presenza di Carri nelle vicinanze della casa».
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