«Fondo Trieste, mai tenuta una contabilità»

Lo ammette il deputato Ettore Rosato. Scoccimarro: troppi soldi distribuiti a pioggia e lo scivolone sulla Diga
Di Gabriella Ziani
Silvano Trieste 11/03/2010 Assemblea pubblica sulla Ferriera
Silvano Trieste 11/03/2010 Assemblea pubblica sulla Ferriera

Col senno di poi siamo tutti dottori, ma anche l’esperienza conta. Oggi, con una sola “tranche” del Fondo Trieste “anni d’oro” si sarebbero restaurati di botto palazzo Carciotti (20 milioni la stima) e palazzo Biserini con la biblioteca (10 milioni): soldi inesistenti. Trenta milioni era stato lo stanziamento massimo del “FT”, in lire 60 miliardi, il decremento è partito più o meno col 2003, oggi la cassaforte contiene solo vecchie ricevute, non un euro.

«Io credo che il fine del Fondo Trieste sia stato sempre rispettato, che la distribuzione negli anni sia stata equa, che tanti piccoli interventi erano ciascuno per la sua parte importanti, e che se non li avesse pagati quel fondo non sarebbero stati fatti da nessuno, ricordo che soprattutto ne hanno beneficiato il porto, l’industria e la ricerca scientifica», afferma il deputato Pd Ettore Rosato, sempre in prima linea per guadagnare, in Parlamento, i rifinanziamenti. E aggiunge: «Peccato non ci sia più. Abbiamo fatto il possibile per farlo durare». Un solo ripensamento: «A posteriori, potrei dire che si è sbagliato nel finanziare l’Antica diga, ma chi ha la sfera di cristallo...». Di quella truffa, di quella veloce marcia indietro, si è subito avvantaggiato il Comune, che si è fatto riassegnare i fondi per il centro della scienza al Salone degli incanti.

E i soldi non spesi in anni e anni, di cui oggi nessuno conosce né entità, né destino? «Diciamo così, per anni non c’è stata rendicontazione - ammette Rosato -, la cosa è stata gestita in maniera poco “industriale”. Nessuna azienda ignora mai la posizione dei propri soldi. C’è indubbiamente da metterci mano. Senz’altro però i finanziamenti revocati molti anni fa sono ormai andati persi».

Ma pur se tutto lo stillicidio di microfinanziamenti è stato gestito in legge e trasparenza, con la presenza notarile del Commissariato di governo, nessuno ha mai pensato, dal 1955 all’altroieri, di far fruttare alla grande somme così ingenti, al di là di un restauro, di una sala parrocchiale, di una ricerca, di un campetto di calcio? La risposta è no. Anche se l’idea oggi viene a Fabio Scoccimarro, Pdl ex An, presidente della Provincia dal 2001 al 2006 e nel contempo presidente del Fondo: «Se al posto dei finanziamenti “a pioggia” avessimo cambiato lo Statuto per creare un fondo a sostegno degli interessi passivi delle aziende, con 20-30 miliardi di lire all’anno e poi tanti milioni in euro ci ritroveremmo oggi una ricchissima “banca” da usare per il territorio. I “contributi a pioggia” mettono tutti d’accordo. Ma non creano impresa. Soldi regalati, che rischio c’è?».

Senza acrimonia, tanto si sa come va il mondo e comunque le regole sono state sempre formalmente rispettate, c’è chi oggi ricorda il tristemente ovvio: ai partiti, a chi ha vinto le elezioni o spera nelle prossime va superbene avere dei soldi da distribuire. E oggi che servirebbero come l’acqua? «Io credo che proprio oggi il Fondo andrebbe rifinanziato per aiutare questa nostra area in grande difficoltà per la concorrenza con la Slovenia - afferma Roberto Decarli, consigliere comunale di Trieste cambia -. È adesso che c’è una necessità primaria: per imprese, territorio, ambiente, istruzione. Il Fondo Trieste va conservato, modificato, attualizzato».

Scoccimarro (che ha molti gustosi ricordi dei retroscena) da un lato aggiunge di aver «sconsigliato» il finanziamento all’Antica diga, e dall’altro spolvera dalla sua persona il sospetto di essersi procurato, da presidente del “FT”, finanziamenti come presidente della Provincia: «La commissione - racconta - sempre formata da Provincia, Comune, tre consiglieri regionali di maggioranza e due di opposizione, si riuniva per vagliare le domande. “Questo sì? Questo no?”. Al 99,9% si decideva all’unanimità, poi il prefetto controllava la congruità con i regolamenti, e approvava».

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