Dal 1955 Trieste "risarcita" con 6200 miliardi di lire

Il Fondo pareva un pozzo senza fine: servito per costruire Borgo San Sergio, scuole, chiese, strutture per il porto

In lire, 6200 miliardi. Un numero che in cifre si è quasi incapaci di leggere, bisognerebbe dire “trilioni”. È questa, con l’aggiornamento matematico dal 1955, anno in cui fu istituita la legge nazionale sul Fondo Trieste, al 2002, anno dell’ultimo “report” rimasto però praticamente segreto, la somma complessiva che Trieste ha ricevuto con lo speciale strumento di aiuto economico post-bellico, post-Governo militare alleato, post-esodo. Che si è prolungato fino all’altro ieri, quando le cifre ormai minimali hanno portato a finanziare piccoli, seppur molti, interventi minori.

Di questo libretto patinato, («Il Fondo Trieste per lo sviluppo del territorio») edito dal Commissariato del governo del Fvg e che dall’inizio del Fondo Trieste è l’ente di riferimento come tramite con Roma, si è ricordato il più “longevo” dei commissari del “FT”, oggi presidente, e cioè il consigliere regionale Pdl Bruno Marini: «Quel libretto del 2003 non fu mai diffuso, la stampa fu fermata in extremis, il governo cominciava a tagliare i fondi, si era sotto elezioni e non sembrò più opportuno - rivela Marini -, ne ho trovate 3 copie, un pezzo storico».

Nascosto allora quasi per pudore, oggi che si riparla degli ultimi spiccioli e anche delle mancate rendicontazioni dei soldi non spesi, il “pezzo storico” mostra cifre e destinatari. Fino al 1963 quando nacque la Regione a statuto speciale «il fondo non ha praticamente limiti» come scrive Cristiano Degano, allora consigliere regionale e membro della commissione nel 1998 e nel 2001, nel racconto introduttivo. A Trieste arrivano, in 11 anni (1955-1967) 163 milioni di lire, che portati al valore del 2003 (anno di stampa) danno la bellezza di 3270 miliardi. Proseguendo fino al 2002, ultimo anno ricco, si arriva appunto a 6200 miliardi. Una montagna enorme di denaro che “paga” a Trieste il prezzo di tante disgrazie storiche, di tanto territorio perso e di tanti profughi accolti.

Con quei denari si costruisce per intero Borgo San Sergio, nascono case da Opicina a Muggia, si edificano 12 scuole elementari, le sedi del liceo Petrarca e del Volta, la centrale termica e la Casa dello studente dell’Università, si amplia il Municipio con il palazzone per uffici di largo Granatieri, si restaura il Museo Revoltella, sorgono 6 nuove chiese, avviene il completo restauro della Curia in via Cavana, si fanno dragaggi e pontili per le petroliere che riforniscono l’Oleodotto, soldi vengono assegnati per ampliare il Molo VII, per fare il porticciolo di Grignano e la scogliera alla pineta di Barcola, per l’autostrada Lisert-Sistiana e la rotatoria al quadrivio di Opicina. Per la Grandi motori, alla fine degli anni ’60, 4,5 miliardi, altri soldi per la scuola-albergo Enalc alle Ginestre (oggi residenziale), per la foresteria del Centro di fisica, lo stabilimento Sirena a Grignano, 13 miliardi per enti e istituzioni assistenziali.

Provincia e Comune tra il ’55 e il ’67 ricevono rispettivamente 6,6 miliardi e ben 20,5 miliardi. Dagli anni ’70 in poi il “fondo” annuale diventa stabile a 9,7 miliardi, ma la vera fortuna è da venire: 1980, il “FT” viene innalzato a 30 miliardi, che diventano 45 nell’86, 50 l’anno dopo, 59 nell’88, 60 dall’89 al 1996, e che poi fino al 2002 oscilla tra 45 e 65. Il dopoguerra è molto lontano, ma il porto di Trieste (rievocava Degano) «riceve dall’80 al ’97 quasi 147 miliardi», e ogni anno 650 milioni «per incrementare la movimentazione delle merci», soldi che vanno a «sostenere finanziariamente gli operatori portuali»; 66 miliardi vanno all’Ezit, si restaura il teatro Verdi, si fanno il parcheggio del Silos e il Palatrieste, senza dire di 12 miliardi in due anni per l’Area di ricerca, 6,8 miliardi per l’Itis, 9 miliardi per l’Ogs, 5 per l’Osservatorio astronomico, 27 ancora per l’Università, e 9 per il Collegio del mondo unito di Duino.

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