Un fallimento su due ha colpito il Nord

TRIESTE. Triennio pesante per il mondo imprenditoriale nazionale e il Nordest non fa eccezione. Anzi. Lo documentano i dati Cerved relativi ai fallimenti nell’arco temporale 2009-2011.
Se applichiamo il criterio dell’”insolvency ratio” ovvero il numero di “default” ogni 10 mila aziende, il Friuli Venezia Giulia con 25,2 è addirittura secondo nella classifica nazionale e, nella stessa graduatoria, il Veneto con 22,7 occupa la quarta piazza. Una statistica così dura per l’area nordorientale ha però bisogno di una spiegazione: nel 2011 il numero di fallimenti, che ha colpito le regioni di Nordest, è sceso, per cui gli anni peggiori sono risultati il 2009 e soprattutto il 2010. In cifra assoluta, nella nostra regione, lungo il periodo 2009-2011, si contano 781 fallimenti.
Occorre condurre lo stesso ragionamento per quanto riguarda le province più colpite dai crac aziendali: sempre seguendo la traccia Cerved sul triennio 2009-2011, Pordenone, con un’incidenza pari a 33, è al secondo posto in Italia, battuta solo da Milano e a pari merito con Ancona. E non scherza Gorizia, che si situa alla decima casella nazionale con quota 28. Ma sia Pordenone che Gorizia hanno attraversato nel 2010 il momento peggiore.
L’analisi Cerved sottolinea, comunque, un fatto geoeconomico rilevante: la crisi ha battuto in breccia le aree “forti” del Paese. Infatti su un totale nazionale di 33 mila fallimenti, la metà, circa 17 mila, ha interessato il Settentrione, colpendo duro nel Nordovest, dove la Lombardia e la metropoli milanese presentano i segni di maggiore sofferenza, ma non risparmiando - come abbiamo visto - il Nordest.
Un quarto dei crac aziendali si concentra nel Mezzogiorno, il 22% ha invece afflitto l’imprenditoria del Centro.
La metà dei fallimenti, registrata nel triennio, ha coinvolto aziende del terziario, circa un quarto operavano in edilizia, il restante ha interessato le società manifatturiere: meccanica, moda, articolo per la casa sono stati i comparti produttivi più falcidiati.
In termini occupazionali, il fallimento di queste realtà aziendali ha complessivamente toccato 300 mila lavoratori. Come accennato, Lombardia e Milano evidenziano le maggiori “ferite” in questo triennio di passione: a livello regionale, il criterio “insolvency ratio” segna quota 27,6, mentre nella provincia della “capitale morale” si attesta a 34.
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