La Bosnia minaccia la Croazia “europea”

TRIESTE. Un nuovo vulnus percorre i Balcani. E questa volta è colpa dell’Unione europea. Un paradosso? No, è quanto sta avvenendo tra Sarajevo e Zagabria in vista dell’adesione della Croazia all’Ue il 1 luglio del 2013. A disseppellire l’ascia di guerra è stato il ministro degli Esteri bosniaco Zlatko Lagumdžija dopo la sua visita a Zagabria: «Se le questioni irrisolte tra i nostri due Paesi non saranno risolte nei prossimi 15 mesi i rapporti bilaterali entreranno in una profonda crisi e uno dei suoi aspetti sarà una vera e propria guerra economica».
Il fatto è che l’ingresso della Croazia nell’Ue e la grossa impreparazione della Bosnia-Erzegovina (BiH) a questo evento determinerà grossi problemi al sistema economico di Sarajevo.
Già dal prossimo primo gennaio la Croazia metterà in atto una pesante limitazione (dettata dalle normative europee) sull’importazione dei prodotti “made in BiH”. E se si pensa che il 60% dei derivati del latte la Bosnia li esporta proprio in Croazia, il danno appare subito evidente al punto che migliaia tra contadini e addetti all’industria alimentare bosniaca potrebbero ritrovarsi senza lavoro.
La Bosnia-Erzegovina per adeguare il proprio sistema produttivo ai nuovi standard europei che saranno assunti dalla Croazia dovrebbe investire qualcosa come 40 milioni di euro. Senza dimenticare poi il problema dei confini. L’allestimento di un singolo valico con un paese comunitario costerà alle casse di Sarajevo 13 milioni di euro. Un prezzo decisamente troppo alto per la già disastrata industria bosniaca.
Così come, alla luce delle cifre, appare pretenziosa la richiesta di Sarajevo di creare 7 valichi di frontiera con la Croazia, mentre quest’ultima si accontenterebbe di due. E poi nei Balcani si sa che la questione sui confini è un punto debole e delicato tanto che gli analisti politici di Sarajevo sono convinti che con la Croazia si dovrà ricorrere a un arbitrato internazionale.
Lagumdžija è stato chiaro: «La Croazia vende alla BiH il 90% di quei prodotti che non riesce a piazzare su nessun altro mercato internazionale, e noi quei prodotti potremmo anche andare ad acquistarli altrove...». Il fatto è però che la Croazia è il principale partner commerciale della Bosnia. Il loro interscambio ammonta a 1,6 miliardi di euro all’anno.
A vantaggio, comunque, della Croazia. Un’altra questione da risolvere è poi quella relativa alla restituzione di alcune proprietà. La BiH dalla Croazia pretende l’ospedale di Cavtat, un hotel a Dubrovnik e un gruppo di immobili già di proprietà delle società Šipad ed Energoinvest. Così come la Bosnia chiede alla Croazia la soluzione del problema della sovranità sul porto di Plo›e contesa tra i due Paesi.
E come se non bastasse a rendere ancora più complessa la situazione ci si mette anche l’attuale sistema istituzionale della BiH di cui i croati sono profondamente insoddisfatti pretendendo di essere una delle entità costitutive del Paese, come lo sono i serbi e i bosgnacchi, e non solamente una tra le minoranze.
E a complicare il tutto ci si mette anche il terzo incomodo che si chiama Republika Srpska, l’entità serba della Federazione BiH, un tassello fondamentale nella vita politica e istituzionale della Bosnia. E in Croazia sanno bene che dipenderà proprio dalla Republika Srpska il futuro dei rapporti tra Zagabria e Sarajevo. Republika Srpska decisamente poco amata dalla Croazia, ma che ha nelle sue mani alcune carte fondamentali per i futuri giochi politici e diplomatici nella regione.
Il tutto mentre Sarajevo continua a chiedere un sollecito allineamento nelle organizzazioni euroatlantiche. Ma per la Bosnia, almeno per ora, il paradiso può attendere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








