I serbi non vogliono entrare nella Nato «Nel ’99 ci uccideva»

Resta ancora aperta la ferita dei bombardamenti Tadic non si arrende e punta tutto sull’ingresso nell’Ue

TRIESTE. Mentre il governo serbo è impegnato a scalare la tortuosa strada che porta il Paese all’allineamento euroatlantico, l’opinione pubblica sembra proprio non pensarla alla stessa maniera. Il 70% dei serbi, infatti, è contrario a una eventuale adesione del loro Paese alla Nato, rispetto al 10% di favorevoli. È quanto è emerso da un sondaggio condotto dall’istituto Ipsos Strategic Marketing Agency per la tv privata B92. La Nato è ancora associata ai bombardamenti condotti nel 1999 contro la Serbia di Slobodan Milosevic nel conflitto armato in Kosovo, e nel centro di Belgrado alcuni edifici completamente sventrati e anneriti dalle bombe testimoniano quotidianamente alla gente i danni e le sofferenze causati dai raid occidentali di 13 anni fa. La Serbia, dunque, non sembra ancora pronta ad affrontare il suo futuro e continua a guardare al passato, sia questo remoto (per giustificare l’idea di Grande Serbia) oppure prossimo (l’offensiva occidentale Nato che ha portato alla proclamazio dell’indipendenza del Kosovo).

Chi invece è sicuro che il futuro della Serbia è certo se il Paese continuerà sulla strada seguita finora, è il presidente uscente Boris Tadi„ impegnato nella campagna elettorale in vista delle elezioni del prossimo 6 maggio. Ogni altro cammino politico proposto in vista delle elezioni, secondo Tadi„, è incerto e rischioso. «Stando a tutte le previsioni, questo è l’ultimo anno della crisi economica mondiale, e la mia squadra è pronta a riprendere il cammino in avanti una volta che la crisi cesserà», ha detto Tadi„ in un’intervista al quotidiano Vecernje Novosti. «La Serbia è cambiata in meglio. Abbiamo ottenuto risultati significativi nella riforma giudiziaria e nella lotta a corruzione e crimine organizzato», ha aggiunto il presidente uscente secondo il quale l’ottenimento dello status di paese candidato alla Ue è senza dubbio il successo più grande degli ultimi quattro anni di legislatura. «Se la Serbia continuerà su questa strada, entrerà certamente nella Ue nel 2020», ha detto.

Tadi„ ha quindi indicato nel Partito radicale serbo (Srs), nel Partito democratico della Serbia (Dss) e nel Partito del progresso serbo (Sns) le tre formazioni, tutte conservatrici, con le quali il suo Partito democratico e il blocco da lui guidato non stringeranno sicuramente alcuna alleanza. «Con tutti gli altri possiamo trattare». Le elezioni legislative, unitamente alle presidenziali, sono in programma in Serbia il 6 maggio. Tadi„ si è ricandidato per le presidenziali dove il principale avversario è il leader dei laburisti Nikoli„.

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