Progetto bike sharing presentato in Comune a Trieste

Un progetto legato al turismo in bicicletta e una sperimentazione che potrebbe portare anche a Trieste e provincia le biciclette a noleggio, nonostante salite o lunghe distanze da percorrere in sella. Protagonista la Mathitech, società che fa capo all'ingegner Enrico Merlani, che di mestiere farebbe il produttore di strumentazione biomedicale, ma con una passione insanabile per la bicicletta. Una passione che ha origini “antiche”. Vi ricordate “L'Ordegno”, curiosa imbarcazione a pedali? Ebbene, anche lì c'era lo zampino dell'ingegnere. Oggi la società ha due sedi, una a San Dorligo della Valle e una a Sesana, in Slovenia. Oltre a produrre bici da corsa e mountain bike, il gruppo guidato da Merlani è stato coinvolto in un progetto di per la promozione turistica dell'area di Aquileia, addirittura in collaborazione con il Vaticano, per una serie di itinerari dedicati ai luoghi del pellegrinaggio. Oggi l'idea è quella di portare anche a Trieste le biciclette a noleggio per spostarsi in centro città, ma anche nel resto del territorio provinciale. Ma a Trieste ci sono le salite, si obbietterà. E poi spostarsi fino a Muggia o in Carso con la bicicletta, magari vestiti in giacca e cravatta, non è pensabile.
Proprio su questi aspetti è partita una sperimentazione con Area di ricerca ed Ezit, mentre nei giorni scorsi il progetto è stato presentato anche ai sindaci dell'Associazione intercomunale Mare Carso e al Comune di Trieste. La soluzione alle difficoltà che hanno sempre impedito lo sviluppo di simili iniziative è stata ricercata nelle biciclette, in particolare si tratta di mountain bike in alluminio, a pedalata assistita. Bici elettriche, in definitiva. Ma questa non è una novità, sul mercato ne esistono già, ma in questo caso pare si voglia puntare sul rapporto qualità-prezzo. Un altro passaggio fondamentale consiste nel “battery sharing”: si noleggia la batteria e la si cambia in piccoli chioschi chiusi a chiave, dove è possibile anche lasciare il proprio mezzo a due ruote. «Non ne servono uno ogni 100 metri – spiega l'ingegner Merlani – ma pochi sistemati in punti strategici sarebbero in grado di far coprire l'intero territorio».
Riccardo Coretti
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