Guerra al “pieno” sloveno. Ora la benzina costa meno

L’ultimo sconto disposto dalla giunta Tondo azzera la forbice sulla “verde”. Ma un rifornimento di gasolio oltreconfine fa risparmiare sino a 17 euro

TRIESTE. Continua la guerra dei prezzi con la Slovenia. Se nella scorsa settimana lo sconto maggiorato ha fatto tornare il prezzo della benzina al di sotto di quello sloveno in una ventina di distributori tra le province di Trieste e di Gorizia (su un totale di quasi cento), con il ritocco all’ingiù deciso da Lubiana la situazione è nuovamente cambiata. I 27 centesimi di contributo regionale sulla benzina, ripristinati il 25 aprile e operativi fino a fine maggio (a meno di ulteriori proroghe) hanno comunque fatto si che il differenziale tra il carburante italiano e quello sloveno si sia ridotto notevolmente, ma se fino a qualche giorno fa la forbice andava da poco più di un euro di risparmio per chi faceva il pieno nei distributori triestini e goriziani a una differenza di quasi 8 euro, ora siamo sostanzialmente sugli stessi livelli di prezzo nei distributori più economici della fascia confinaria con un differenziale che supera i 9 euro in quelli più cari.

La situazione è mutata da martedì quando la Slovenia ha abbassato notevolmente il prezzo della verde passando da 1,536 euro al litro (livello record oltre confine) agli attuali 1,488, ribasso che invece non c’è stato al di qua dell’ex confine. Tuttavia il rincaro del carburante c’è stato, e pesante, anche in Slovenia. Se pensiamo che a giugno 2011 il prezzo della benzina stabilito da Lubiana era di 1,255 euro al litro, significa che in poco meno di un anno il costo è aumentato di quasi il 20% mentre in Friuli Venezia Giulia il nuovo sistema di contribuzione, che aveva portato lo sconto a 21 centesimi al litro nelle aree svantaggiate (tra cui quelle di confine), e il successivo intervento della Giunta che ha portato altri 6 centesimi tra febbraio e marzo, ripristinato poi nei giorni scorsi, ha consentito di rendere un po’ meno ampio il divario di prezzo riuscendo quantomeno a frenare l’emorragia di automobilisti che si recano oltre confine a fare il pieno e le conseguenti perdite nelle vendite, quantificate in circa 200 milioni di litri all’anno pari a oltre il 30%.

Non possono dire la stessa cosa coloro che guidano una macchina diesel visto che il gasolio non ha avuto il beneficio dell’ulteriore sconto, rimanendo a 14 centesimi al litro nella fascia con il contributo più alto. Una scelta, quella della giunta Tondo, motivata fin dall’inizio con le ristrettezze di bilancio e con il mercato ancora sbilanciato verso la benzina verde, anche se dall’opposizione fin da subito si sono alzate voci di protesta contro il mancato intervento sul gasolio. A questo va sommato il fatto che, al contrario della benzina, il prezzo del gasolio sloveno non ha avuto la stessa impennata tanto che gli attuali 1, 337 euro al litro non sono il massimo storico (toccato un mese fa a 1,365) anche se non è lontano; nell’ultimo anno l’incremento di prezzo del carburante per motori diesel è stato nell’ordine del 10%, sostanzialmente la metà rispetto a quanto accaduto per la benzina. Il maggior aumento del prezzo avvenuto in Italia e il concentrarsi delle azioni della Regione per contenere il divario del costo della benzina hanno portato ad un allargamento molto più consistente della forbice tra Slovenia e fascia confinaria.

Ad oggi il pieno di gasolio costa come minimo una decina di euro in più nei distributori di Trieste e Gorizia rispetto alla Slovenia con punte che raggiungono i 17 euro di differenza. In attesa che arrivino i 10 milioni del Fondo di valorizzazione e promozione socio-economica delle regioni di confine (che ha una dotazione complessiva di 20 milioni di cui circa la metà dovrebbe spettare proprio al Friuli Venezia Giulia) e di aprire la partita, decisamente più complessa, dell’aumento delle compartecipazioni sulle accise, bisognerà accontentarsi del sollievo limitato alla benzina. Se da Roma arriveranno nuove risorse, l’intervento potrà essere più incisivo per tutti.

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