Roma boccia le Province “made in Fvg”

Il governo impugna la legge con cui la Regione avoca a sé il diritto di decidere. Garlatti: «Specialità violata, resisteremo»
Di Marco Ballico
Garlatti
Garlatti

TRIESTE. Sulle Province, tra Roma e Trieste, siamo allo scontro. Il governo impugna la legge 3 del 2012, quella in cui il Friuli Venezia Giulia difende la sua autonomia sugli enti locali. Un attacco alla specialità che la Regione non accetta. «Resisteremo», assicura Andrea Garlatti.

La legge impugnata Non è la prima volta che nella capitale le leggi Fvg incrociano uno stop tecnico. Ma in questo caso il tema è più ampio, riguarda le prerogative di un ente a statuto speciale. La legge rinviata dal governo alla Consulta è un articolato molto recente, l’ok dell’aula è del 9 marzo scorso. “Norme urgenti in materia di autonomie locali” dispone la distribuzione ai Comuni dei 65 milioni di euro che piazza Oberdan aveva messo in cassaforte ma che si sono resi indispensabili, da subito, per l’impatto della nuova Imu e dei conseguenti importi da restituire allo Stato. Ma quelle stesse “Norme” fissano anche il principio politico, all’articolo 1: «Si applica la legislazione regionale in materia elettorale, sugli organi di governo e sulle funzioni fondamentali di Comuni, Province e città metropolitane».

Le norme nazionali Una sorta di scudo di fronte alle novità che Roma impone in tempi di crisi. Scudo che Roma vuole però piegare. Nell’impugnativa del Consiglio dei ministri datata 30 aprile il governo, prendendo di mira proprio l’articolo 1, fa valere il dettato del decreto legge 201/2011, poi convertito nella 214, lì dove si precisa che organi della Provincia saranno il Consiglio (a non più di 10 eletti) e il presidente (votato dal Consiglio), ma non più la giunta. Vale per tutti, secondo Roma, anche per le “speciali”. E dunque pure il Friuli Venezia Giulia dovrà «adeguare i propri ordinamenti entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legge».

Il risanamento dei conti Perché, ancora più nel dettaglio, «la trasformazione delle amministrazioni provinciali in enti di secondo livello si configura quale principio fondamentale della legislazione statale e, come tale, da valere sull'intero territorio nazionale». Ma l’autonomia regionale? Secondo il Cdm, le disposizioni della legge 3 «eccedono dalla competenza statutaria, ponendosi in contrasto con il principio di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario». Tale principio, si legge ancora nell’impugnativa, «come più volte affermato dalla Corte, deve ritenersi applicabile anche alle autonomie, in considerazione dell'obbligo generale di tutte le Regioni, ivi comprese quelle a statuto speciale, di contribuire all'azione di risanamento della finanza pubblica».

Lo scontro In sostanza, trattandosi di contribuire all’azione di risanamento dei conti dello Stato, il Friuli Venezia Giulia non si può sottrarre. Evidentemente un caso aperto. E una questione di principio. Gianfranco Moretton denuncia «il solito tiro al piattello verso una maggioranza incapace di costruire un rapporto con i governi» e attacca: «L’errore della giunta Tondo è stato di non attuare la legge 1 del 2006 che prevedeva il referendum consultivo sulle Province. L’avesse fatto, sarebbe avanti rispetto a tutta Italia». Ma che farà ora la Regione? Mentre l’Idv chiede il taglio delle Province, Garlatti non ha dubbi: «Ci opporremo». L’assessore è convinto che, in una materia su cui vale la potestà primaria regionale, «ci prendiamo l’onere e l’onore di decidere. Perché, altrimenti, non avrebbe senso il nostro impegno a cercare sulle Province una soluzione legislativa compatibile alla nuova realtà». Dopo di che, insiste, «sarà la Corte a dover far emergere la verità».

L’assestamento “salvo” Quello che stupisce gli uffici regionali è che l’impugnativa non tocca il comma 3 della 3: «Entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge, la giunta presenta al Consiglio un disegno di legge di riforma dell'assetto istituzionale degli enti locali». Quanto meno «un’incongruenza», osserva Garlatti. Nella stessa seduta del Cdm la Regione ha invece incassato la «rinuncia parziale» del governo all’impugnativa sull’assestamento di bilancio 2011, «a seguito di riforma e abrogazione di norme regionali precedentemente impugnate innanzi alla Corte costituzionale».

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