Terza corsia bloccata dai diktat delle banche

TRIESTE. La terza corsia sull’A4? Se non avverrà uno scatto bruciante dell’iter procedurale e di finanziamento, non la vedranno i nostri figli e, con ogni probabilità, neanche i nostri nipoti. Perché, per un singolare pastiche politico-burocratico-finanziario, rischia di essere nei fatti irrealizzabile. Bloccata dalle pastoie legali. Zavorrata dalle condizioni stringenti imposte dagli istituti di credito. Affondata da una politica che non riesce ad andare al di là dei tavoli “di approfondimento”. E’ tutto nero su bianco, e non lo si scopre oggi. Chi sta a Palazzo lo sapeva almeno da un anno, se non di più. Dall’epoca, insomma, in cui arrivò la risposta degli istituti bancari coinvolti nell’impresa il 5 ottobre del 2010, data che compare sulla lettera di invito a 23 banche operanti in Italia e all’estero per individuare i possibili finanziatori dell’opera.
Il pool bancario All’epoca, era il 31 marzo del 2011, un pool di banche comprendenti la BIIS (coordinatrice), Unicredit, Centro Banca, Credit Agricole, Mediobanca, Natixis, Mpscs e Deutsche Bank aveva presentato un’offerta con scadenza 15 novembre 2011 per un importo di circa due miliardi di euro. Un’offerta, in realtà, mai aggiudicata e rimasta lettera morta. Perché accettarla, come vedremo, avrebbe significato un colpo da cui Autovie Venete, che sulla base di quelle cifre aveva messo in preventivo una perdita secca minima di 40 milioni di euro tra il 2013 e il 2017, difficilmente si sarebbe ripresa. Ricevuto il documento bancario, la concessionaria autostradale, a fine maggio del 2011, comunicò al pool bancario la necessità «di un approfondimento per verificare le condizioni e i presupposti di convenienza e, dunque, di accettabilità dell’offerta medesima». Una maniera estremamente elegante, diplomatica, di far capire che con quelle clausole difficilmente si sarebbe arrivati a un’intesa.
L’offerta-capestro Cosa c’era, dunque, di tanto sconvolgente in quell’offerta? Ci sono voluti prolungati approfondimenti da parte di consulenti ad hoc, la richiesta agli istituti di approntare una diversa struttura finanziaria e poi, a sorpresa, il 15 novembre 2011, la decadenza dell’offerta da parte delle banche, per capirlo fino in fondo. Nel tentativo di ricucire la trattativa, infatti, poi concretizzato nel nuovo termine del marzo di quest’anno, è venuto fuori che le principali richieste di garanzie da parte delle banche erano: l’assenza della distribuzione dei dividendi tra i soci di Autovie Venete fino al 30 giugno 2016; il pegno sulle azioni di Autovie possedute dai soci rilevanti; un impegno da parte degli stessi soci all’eventuale apporto di capitali in determinate situazioni; il coinvolgimento del commissario delegato (oggi l’assessore Riccardo Riccardi). Normali garanzie bancarie, in termini assoluti, ma anche un’ipoteca pesante per la Regione, che Autovie e Friulia, e cioè le due realtà coinvolte, le partecipa già come socio di maggioranza e che, assieme agli altri soci della concessionaria autostradale, era già preparata ad esborsi tra i 136 e i 166 milioni di euro. A questo insieme di condizioni aggiungiamo che nell’ultimo anno i costi del denaro sono raddoppiati e, dunque, il piano finanziario di Autovie ne esce devastato.
Un passo indietro Nel novembre 2011, dopo il passo indietro delle banche, il presidente di Autovie venete, Emilio Terpin, convoca sul tamburo una riunione con tutti i soggetti coinvolti nella richiesta di finanziamento. Si svolge a Palmanova ma si conclude con una fumata nera. Terpin fa pressione sull’amministrazione regionale. Chiede che gli faccia quantomeno sapere quale delle condizioni poste dalle banche non sono ritenute accettabili a Palazzo. Quantomeno sorprendente la risposta ottenuta dall’assessore alle Finanze Sandra Savino, che in pratica afferma di non capire esattamente cosa si chieda alla Regione, non avendo in mano né il piano economico finanziario della spa, né il procedimento sul quale si basa. Operazioni, che sono state realizzate da Friulia spa, che ha la direzione e il coordinamento di Autovie e, sorpresa su sorpresa, dipende direttamente proprio dall’assessorato della Savino.
A quanto se ne sa, Terpin non demorde. E qui inizia il carteggio con l’assessore Riccardi, commissario delegato. L’ultima lettera la scrive il 16 aprile scorso lo stesso Riccardi, chiedendo di avere maggiori informazioni «sulla quantificazione del rischio connesso al complessivo pacchetto delle garanzie». Da allora, il nulla. Anzi, una sola, pesante ipoteca: per completare i lavori nel 2017, secondo il cronoprogramma, Autovie aveva fatto sapere, in un incontro svoltosi a Roma nel gennaio di quest’anno, che bisognava disporre del finanziamento entro il 30 giugno. Un’utopia, a questo punto.
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