Trieste e Udine federate Le Università dicono sì

“Università federate” di Trieste e Udine. Quello che fino a ieri sembrava impossibile, da oggi è messo nero su bianco. Undici pagine, 26 articoli, tre allegati. I due nemici storici mettono in comune i loro beni. I senati accademici dei due atenei regionali hanno approvato la sottoscrizione di un accordo di programma (così si chiama per legge). In lista d’attesa resta, per ora, la Sissa (Scuola superiore di studi avanzati), il terzo ateneo regionale, che ha sede a Trieste.
Mezz’ora è bastata per deliberare all’unanimità la federazione delle due università. Trenta minuti per cancellare trent’anni di guerre sotterranee a caccia di studenti e contributi (l’Università di Udine nasce nel 1978), una concorrenza territoriale senza esclusione di colpi, combattuta sulle piazze distaccate di Gorizia e Pordenone con la creazione di doppioni e duplicazioni senza senso. Il documento approvato porta la data del 6 giugno 2012 ed è stato votato dai due organi accademici in due tempi, mercoledì a Udine e ieri mattina a Trieste.
Nessuna fusione, per carità. Né fredda, né calda. La fusione tra atenei è prevista dalla legge Gelmini (240/2010), ma non è il modello scelto da Trieste e Udine che preferiscono quello federalista. Le Università del Friuli Venezia Giulia, insomma, riescono dove ha fallito la Lega Nord. «Non ci sarà mai la fusione tra i due atenei» sentenzia Cristiana Compagno, rettore friulano. «Nessuna fusione. Per ora» assicura ma non esclude Francesco Peroni, rettore triestino. In futuro chissà. «Non sono maturi i tempi e forse non è l’integrazione più utile», precisa Peroni che passa la palla ai successori. Entrambi, sia Peroni che Compagno, sono in scadenza. Il loro rettorato termina nel 2013. E, visto che non devono essere rieletti, possono permettersi il lusso di un gemellaggio indigesto a molti. Alcuni “mal di pancia” sono già arrivati. «È il primo passo verso la fusione. Punto d’arrivo di certi dirigenti triestini che mai hanno digerito la nascita dell’Università di Udine», ha subito attaccato l’ex rettore di Udine ed ex presidente della Provincia Marzio Strassoldo. «Non è vero», replicano i due rettori.
Fusione è la parola da non prununciare. Sinergia è quella giusta. Un accordo alla pari. Di reciproca utilità in tempi di vacche magre. L’autonomia dei due atenei non è in discussione come pure il nome. Non ci saranno organi aggiuntivi se non sedute congiunte dei consigli di amministrazione e dei senati accademici (almeno due volte all’anno) e un tavolo tecnico permanente di coordinamento che sarà presieduto a semestri alterni dai due rettori. Non si sa chi chi sarà il primo. L’articolo parla del rettore con maggiore anzianità nella carica, ma non specifica se quella di rettore o quella accademica. Nel primo caso toccherebbe a Peroni, nel secondo a Compagno. «Non sarà un problema» dicono entrambi.
La “federazione” tra i due Atenei apre la via «a un nuovo modello di elaborazione delle strategie di sviluppo della ricerca, di razionalizzazione e miglioramento dell’offerta formativa, di internazionalizzazione, di trasferimento tecnologico e di erogazione dei servizi». Un progetto promosso dal ministro Francesco Profumo che nello scorso febbraio l’ha definifto «di grandissimo interesse perché ci consente di trovare sinergie fra realtà diverse». L’accordo si candida al finanziamento previsto dal Miur e destinato alle azioni di federazione interuniversitaria. Una torta da 5 milioni di euro i cui termini scadono il 15 giugno. Di qui la fretta.
L’accordo di programma punto molto sulle politiche di internazionalizzazione, attraverso un’azione coordinata negli ambiti del Gruppo europeo di cooperazione territoriale (Gect) e della Conferenza dei rettori dell’Alpe Adria. L’obiettivo ambizioso è edificare un sistema universitario europeo (con Veneto, Trentino Alto Adige, Carinzia, Slovenia e Croazia) in grado di «confrontarsi alla pari con i poli universitari e metropolitani di Milano, Monaco, Vienna e Budapest. Per questo è importante l’ingresso della Sissa per la quale, nell’accordo di programma, è stato predisposto un “accogliente” articolo (il numero 24). «Si tratta - affermano i rettori - del primo passo nella costituzione di un sistema universitario “a rete”. Auspichiamo si unisca a breve la Sissa e via via anche altre Università dell’area triveneta e dei Paesi confinanti, nella cornice della neocostituita “Euroregione senza confini”».
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