STRUTTURA ISTITUITA NEL 1986
Area protetta, ma non dalla crisi. Anche la Riserva naturale marina di Miramare balla sotto le onde dello spread e rischia di restare in secca dopo che il governo Monti in particolare ha chiuso i rubinetti dell’ossigeno. Se Antonino Miccio, presidente dell’Aidap (Associazione italiana direttori e funzionari delle aree protette) ha denunciato che dai 36 miliardi delle vecchie lire stanziati dal governo D’Alema per il settore nel 1999, quando le aree erano solamente 15 si è passati ai 3milioni e 600 mila euro finanziati, e con ritardo, dal governo Monti per quelle che sono già diventate 27 oasi naturali, le cifre che cita Maurizio Spoto, direttore a Miramare, suonano addirittura più allarmanti. «Siamo passati dai 500mila euro che avevamo a disposizione nel 2004 - denuncia Spoto - ai 140mila euro di quest’anno, con la conseguenza che siamo praticamente con l’acqua alla gola».
Di fronte a un budget inadeguato, la Riserva di Miramare, che è una struttura di Wwf Italia, per sopravvivere «e per scongiurare addirittura la chiusura della Riserva», calca la mano Spoto, ha dovuto per alcuni versi reinvertarsi, “diversificando la produzione” come si direbbe in termini industriali, per acquisire una serie di forme di autofinanziamento. E così sono nate anche visite guidate alle falesie di Duino e addirittura alla Valrosandra, ricchezze naturali sulla fascia costiera, ma non propriamente marine. «Essenziale è il dialogo - specifica il direttore della Riserva - con le amministrazioni locali, in particolare la Provincia e i Comuni di Trieste, Duino-Aurisina e San Dorligo della Valle - per avviare collaborazioni e varare una serie di iniziative, così come abbiano fatto anche con l’Acegas per la creazione di un Museo dell’acqua al Randaccio o con gli stessi Musei civici triestini per le attività di sea-watching». Sono attività che si svolgono nei mesi estivi per un numero minimo di quattro nuotatori anche con scarsa esperienza in ambito subacqueo e che propongono l’osservazione di fondali (massimo 3 metri) in zone particolarmente interessanti e sicure. Si svolgono anche settimane residenziali per gruppi di ragazzi che possono soggiornare al Residence Kontovel a Contovello. La Riserva si occupa inoltre di una serie di attività di monitoraggio in ambito marino che vengono commissionate e finanziate e riceve visite di scolaresche di ogni età. «Ci vorranno un paio d’anni - spiega Spoto - per verificare se questi semi che stiamo gettando produrranno frutti, se queste forme di autofinanziamento ci permetteranno di continuare senza sofferenze la nostra attività. Per ora diciamo che ai 140mila euro che ci vengano trasmessi dallo Stato, riusciamo ad aggiungerne all’incirca altri 100mila, ancora troppo poco. E infatti attualmente la Riserva conta su una quindicina di collaboratori e ricercatori con varie forme di contratto, ma solo qualche anno fa eravamo una ventina e in particolare ci è venuta a mancare l’assegnazione di alcune borse di studio. Oltre ai soldi per gli stipendi e i compensi, la nostra attività implica esborsi non indifferenti, a partire dalla manutenzione del Castelletto dove ha sede il Centro visite».
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