Freno a nuove assunzioni Ateneo e Sissa nel mirino

Dopo il calo dei fondi per la ricerca a Area, Ogs, Infn e Osservatorio astronomico spunta nel decreto il rischio di una drastica limitazione del tur-over universitario
Di Piero Rauber

Prima il taglio (dei denari), poi la spianata (delle assunzioni). Prima gli enti scientifici, poi gli atenei. Atenei costretti, a quanto pare, a tornare a legarsi le mani nel momento in cui intendono stabilizzare un precario. Colpa del paventato abbassamento indiscriminato del limite del turn-over, nella misura del 20%, dove il 20% sta per la spesa consentita per nuove assunzioni rispetto al costo del personale docente finito in pensione.

La spending review, dunque, colpisce ancora. Un po’ alla volta, via via che si appalesano contenuti e interpretazioni del decreto. E, così, a quella Trieste che si nutre fiera di pane e ricerca, tocca porgere l’altra guancia senza aver avuto il tempo di rialzarsi dalla prima botta. Dopo la contrazione dei fondi pro-ricerca, di cui beneficiano appunto gli istituti scientifici vigilati dal Miur (tra cui Area e Ogs, ma anche Inaf e Istituto di fisica nucleare, colossi nazionali da cui dipendono il “nostro” Osservatorio astronomico e la sezione Inaf di Trieste), spunta un altro effetto collaterale: è proprio la retromarcia sulle possibilità di turn-over in ambito universitario. Un doppio brutto colpo, insomma, per una Trieste che, oltre a vivere di pane e ricerca, è particolarmente affezionata, fin dai tempi della seconda redenzione, pure al posto fisso...

Tant’è. Se le tabelle coi tagli agli enti ”controllati” sono un pugno nell’occhio, inequivocabili, perché recano dati, numeri e percentuali, i possibili vincoli ai meccanismi di reclutamento del corpo docente si stanno rivelando difficili da individuare nel mare magnum del faldone sulla spending review, perché finiscono per mimetizzarsi tra mille rimandi a leggi e decreti precedenti. È con tutta probabilità per questo che, a Trieste, ieri si sono palesate due scuole di pensiero. Una prudente, di cui si è fatto interprete Francesco Peroni, il numero uno dell’Università: «I tecnici stanno facendo un lavoro di collage di riferimenti normativi, prima di esprimermi devo essere sicuro al mille per mille». Quel “sicuro al mille per mille”, però, è un indizio non trascurabile. Coi nuovi calcoli introdotti dal decreto 49 del maggio scorso, le proiezioni davano l’ateneo di piazzale Europa tra i virtuosi d’Italia, con una spesa per il personale al 77,5% del Fondo di finanziamento ordinario su un limite, per poter fare assunzioni, dell’80%. Le attese erano così di un turn-over da bombola d’ossigeno, dopo i recenti blocchi, attorno al 30%. Nessuno osa diro, ma i trenta ricercatori che avevano vinto il concorso due anni fa, e sono finalmente annunciati in ingresso dopo l’estate, ora sono presumibilmente a caccia di ulteriori lumi.

L’altro approccio, che dà invece per assodata la stangata, è quello di Guido Martinelli, il direttore della Sissa. La dimensione contenuta della Scuola internazionale di studi avanzati (una sessantina di docenti) rende qui meno pachidermica la gestione dei conti, con le spese per il personale andate addirittura sotto il 50%. Ciò consentiva finora, da un quinquennio, un turn-over al 50%. Anche sulla Sissa, tuttavia, ora incombe la mannaia del 20%. «I tagli lineari - si sfoga Martinelli - sono il contrario della giustizia, perché colpiscono anche chi, come noi, è stato spartano. Volete un esempio? Eccolo: abbiamo due giovani bravissimi a tempo determinato, che hanno già vinto progetti per un milione di euro. Uno di loro ha appena vinto un altro progetto europeo da un milione e mezzo. E già gli arrivano proposte di lavoro da Utrecht, proposte più sicure di quelle che possiamo offrigli noi. Perché dovrebbe non andarci? Il fatto è che, se ci andrà, si porterà dietro quel milione e mezzo...».

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