Indennità alla Casta, in fila per chiederne l’abolizione

A Trieste già raccolte quattromila firme in municipio per il referendum che vuole abrogare la legge del 1965. Petizione anche contro il finanziamento pubblico ai partiti
Silvano Trieste 25/07/2012 Comune di Trieste, la fila per la firma del, referendum contro i finanziamenti ai partiti
Silvano Trieste 25/07/2012 Comune di Trieste, la fila per la firma del, referendum contro i finanziamenti ai partiti

Tutti in fila ordinatamente. Sono stati in migliaia a presentarsi nella sede del Palazzo municipale di largo Granatieri alla stanza 210 del primo piano. Tutti per lo stesso motivo: aderire alla raccolta firme per il referendum per l’abrogazione parziale della legge 1261 del 1965, quella sulle indennità parlamentari. Una iniziativa promossa dal partito dell’Unione Popolare contro i privilegi della cosiddetta “casta”, partita in sordina ma che, attraverso il passaparola su internet, è decollata nell’ultimo periodo anche a Trieste.

Sono oltre 4 mila le firme raccolte nella nostra città, quasi un migliaio solo negli ultimi due giorni. Parallelamente i cittadini possono firmare anche per la proposta di legge di iniziativa popolare, volta a cambiare le regole del finanziamento pubblico dei partiti. Particolarmente lungo il serpentone che si è formato nel corso delle ore mattutine, tanto che qualcuno è stato costretto ad attendere il proprio turno sulle scale, mentre altri hanno deciso di tornare in un altro momento. Ridotti comunque i tempi di attesa, grazie al lavoro dei quattro addetti alla segreteria generale, un numero raddoppiato rispetto ai giorni precedenti. Un tema, quello dei privilegi della casta, nel caso specifico si parla della diaria percepita dai parlamentari a titolo di rimborso spese, pari a 3 mila euro al mese, al quale si sono dimostrati particolarmente sensibili i triestini, soprattutto in questi tempi di crisi economica.

«È arrivata l’ora di tagliare i costi della politica – il commento di Emiliano e Marisa –. Sarebbe meglio usare quei soldi per aiutare i giovani che non trovano lavoro e per combattere il precariato». Dello stesso parere anche Wilma e Giustino: «Siamo indignati, certi stipendi sono a dir poco vergognosi. Noi pensionati tiriamo la carretta con 500 euro al mese, mentre loro guadagnano milioni di euro: è una situazione indecente». In coda sono rappresentate tutte le età e le classi sociali. Dal pensionato alla casalinga, dall’operaio allo studente. Spiccano tanti volti giovani, come quelli di Michele e Caterina, entrambi studenti: «Viviamo in un mondo ingiusto, nel quale ci sono troppe differenze tra persone e persone. Non nascondiamo di essere preoccupati per il nostro futuro, possiamo solo sperare che cambi qualcosa». Ma c’è anche chi è convinto invece, è il caso di Nino e Susy, che le cose non cambieranno mai e prova dunque un retrogusto amaro: «È una bella iniziativa, ma tanto sappiamo che non succederà niente. Il coltello dalla parte del manico ce l’hanno sempre loro».

Uno sforzo, quello della raccolta firme, che tra l’altro rischia di rimanere congelato per un bel po’ visto che la legge 352 del 1970 parla chiaro e dice che “non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali”. Dunque c’è il rischio concreto che il referendum abrogativo slitti al 2014.

Pierpaolo Pitich

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