“Bombe d’acqua” pronte a spazzare l’afa

TRIESTE. Addirittura “bombe” d’acqua. Le chiama così Meteo.it, il portale che conta gli ultimi giorni del caldo africano, e le prevede, domenica, su Trieste, Gorizia e Udine. Ma, precisa ancora il sito di riferimento degli appassionati di meterologia, solo tra le 14 e le 18. Giornata da ombrelli, quella di dopodomani, anche a Genova. Secondo le anticipazioni del fondatore e amministratore delegato Andrea Sanò, in pianura tra Pordenone e Udine sarà pure alto il rischio di trombe d’aria. Eccessi rispetto alle prime piogge di ieri mattina in Friuli che hanno portato un minimo di sollievo alla colture anche se pare che serviranno non meno di 10 milioni di euro per risolvere i guai prodotti dalla siccità in particolare su soia e mais del Medio Friuli.
Le previsioni Quelli di domenica, fa sapere Sanò, «saranno comunque eventi al limite della sopportabilità che consistono in uno scarico di acqua in un brevissimo periodo, pari a 50 millimetri su metro quadrato anche in dieci minuti contro i 10-20 mm in un’ora di un temporale normale». Su Genova l’acquazzone si dovrebbe scaricare già tra le 5 e le 8 di domenica mattina, «a causa di una linea di tempesta, che scenderà dalla Lombardia verso l’Alessandrino fino a interessare il capoluogo ligure, per arrivare poi in Toscana, Umbria e alto Lazio. L’altro troncone della perturbazione proveniente da Ovest – prosegue l’ad di Meteo.it – si dirigerà verso il Nordest. Per il resto ci sarà sole poi da lunedì bello ovunque ma con temperature con 6-8 gradi in meno rispetto agli ultimi giorni».
La stima dei danni La pioggia, tanta o poca che sia, è una buona notizia soprattutto per l’agricoltura. L’assessore Fvg Violino non diffonde cifre, è prematuro. Ma le voci parlano di circa 10 milioni necessari a rimediare ai danni della crisi idrica in regione. Secondo Dario Ermacora, presidente di Coldiretti Fvg, «nella sinistra Torre la perdite dei raccolti di mais e soia raggiunge il 100% mentre i foraggi sono andati persi per il 70%. Servono fatti concreti già nella prossima Finanziaria». «Interverremo – assicura Violino –, si tratta di risposte strategiche».
Stato di calamità Ieri mattina a Udine, nel giorno di una seconda convocazione estiva dell’unità di crisi, proprio Ermacora ha confermato la richiesta di stato di calamità naturale. Istanza accolta dalla Regione: delimitato il territorio (perché l’iter possa essere avviato il danno deve superare il 30% della produzione lorda vendibile), la partita verrà girata a Roma.
Il clima cambia Più in generale l’incontro tra Regione, Consorzi di bonifica, categorie, Ersa, Etp, Protezione civile, Osmer, Prefetture, Anci, Upi ed Edipower ha fatto emergere che l’agricoltura regionale – pur con problematiche diffuse anche nelle aree del vino: Carso, Collio e Colli Orientali – non è a rischio immediato di siccità, ma lo stato di crisi non è più un fatto straordinario in quanto i cambiamenti climatici impongono lunghi periodi senza precipitazioni.
Nuove strategie Di qui, condivisa da tutti, la scelta strategica di una nuova linea di condotta caratterizzata dalla progressiva trasformazione degli impianti di irrigazione dal sistema a “scorrimento” a quello “a pioggia”, un progetto pluriennale che comporterà costi quantificati in 10-12 mila euro a ettaro, oltre a una cinquantina di milioni da riservare agli impianti sull’Isonzo, sul lago di Cavazzo e a Colle nel Pordenonese. Risparmio d’acqua e maggiore efficienza strutturale sono gli obiettivi. «Con la stessa quantità d’acqua – spiega Violino annunciando un Piano irriguo regionale entro l’anno e convocando per questo un tavolo di lavoro nell’associazione dei Consorzi di bonifica – possiamo irrigare un solo ettaro a scorrimento contro i tre a pioggia. Ecco perché puntiamo a una maggiore elasticità gestionale per le varie colture, guardando con estremo interesse al modello virtuoso israeliano».
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