La Slovenia ci ripensa: darà il via libera alla Croazia nell’Ue

Il ministro degli Esteri Erjavec smentisce possibili ostacoli: «C’è il problema Ljubljanska Banka ma si può superare»
Di Stefano Giantin
epa03029070 The flags of the European Union (L) and Croatia fly at the Croatian Government building in Zagreb, Croatia, 09 December 2011. Croatia and European Union member states on 09 December signed the treaty that will pave the way for the Balkan country to become the bloc's 28th member on 01 July 2013. The ceremony took place on the sidelines of an EU summit dominated by the debt crisis plaguing the bloc's common currency. EPA/ANTONIO BAT
epa03029070 The flags of the European Union (L) and Croatia fly at the Croatian Government building in Zagreb, Croatia, 09 December 2011. Croatia and European Union member states on 09 December signed the treaty that will pave the way for the Balkan country to become the bloc's 28th member on 01 July 2013. The ceremony took place on the sidelines of an EU summit dominated by the debt crisis plaguing the bloc's common currency. EPA/ANTONIO BAT

BELGRADO. Contrordine. O quasi. La Slovenia non ostacolerà gli ultimi passi della Croazia alle soglie dell’Ue. La promessa, dopo i “rumors” circolati sulla stampa croata a proposito di un veto sloveno contro Zagabria, è stata fatta dal ministro degli Esteri di Lubiana, Karl Erjavec. Erjavec che, in un’intervista davanti alle telecamere del “braccio balcanico” di Al Jazeera, ha voluto sgombrare il campo dai dubbi sui paventati ritardi all’ingresso della Croazia nella Ue. Ritardi possibili a causa del contenzioso tra Zagabria e Lubiana, in particolare sul capitolo della Ljubljanska Banka. «Non vedo alcun problema» che impedisca «l’inizio del processo di ratifica», ha assicurato Erjavec.

Anzi no, un ostacolo forse ancora c’è, ha ricordato il ministro. L’annosa questione dei 172 milioni di euro che 130mila croati avevano in deposito, agli inizi degli Anni Novanta, nei forzieri della Ljubljanska e che furono congelati con la chiusura delle filiali al di fuori della Slovenia, lasciando migliaia di risparmiatori croati con un pugno di mosche in mano. Per Erjavec, l’intoppo esiste, non è però insuperabile. «Non capisco perché sul fronte croato s’insista nel procedere con cause davanti a giudici croati» contro la Ljubljanska e il suo successore legale, la Nova Ljubljanska Banka, mentre si potrebbe più facilmente «risolvere il problema all’interno del processo di successione» fra i Paesi dell’ex Jugoslavia. Comunque andranno le cose, la ratifica non è a rischio, ha ripetuto il politico sloveno.

Una repentina marcia indietro rispetto alle proprie dichiarazioni del luglio scorso, quando aveva minacciato di chiudere le porte a Zagabria proprio a causa del nodo Ljubljanska. Per superare il conflitto, Erjavec ha annunciato che presto incontrerà l’omologa croata, Vesna Pusic, a cui ribadirà «che le relazioni tra Croazia e Slovenia sono molto buone, a prescindere dai temi ancora aperti, come quello della Ljubljanska Banka». Una questione, ha suggerito Erjavec, «che va risolta nella maniera appropriata», magari seguendo i suggerimenti di due esperti, uno croato e uno sloveno, che si incontreranno in settimana per esplorare nuove vie.

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