“Tempo tuta”, Fincantieri rischia salasso di 71 milioni

Quei 45 minuti per indossare la tuta potrebbero costare molto caro a Fincantieri. La Fismic ha calcolato 7 milioni di arretrati e un milione e mezzo di straordinari ogni anno. Cambiarsi e lavarsi pagati come straordinari, un costo pari al 18-20% in più. L’azienda stima una media complessiva per tutti i cantieri del Gruppo pari a 13 milioni all’anno di straordinari, aggiungendo 71,5 milioni di arretrati, oltre agli interessi e alle rivalutazioni. Ma il potenziale “effetto domino” che la causa accolta in primo grado dal giudice del Lavoro di Gorizia, promossa da un lavoratore appartenente al sindacato autonomo Fismic-Confsal (non rappresentato nelle attuali Rsu del cantiere e che vi rimarrà tale anche nella fase del rinnovo) potrebbe moltiplicare gli scenari. Come la messa in discussione dello stesso accordo siglato il primo dicembre 2006 tra l’azienda e Fiom, Fim, Uilm. L’ombra di questo potenziale “precedente” giudiziario, che a Trieste per una causa analoga ha invece registrato il non accoglimento, si allunga anche nell’ambito del rinnovo delle Rsu di stabilimento. C’è il rischio di una “diserzione” tra i lavoratori iscritti a Fiom, Fim, Uilm? L’Ugl per questa tornata sarà della partita.
L’azienda non ha sottaciuto la grande preoccupazione per le possibili conseguenze sottese da una sentenza che, pronunciata da un “ente terzo”, la costringerebbe proprio a riconsiderare l’intero impianto dell’accordo. Ciò potrebbe significare l’azzeramento delle agevolazioni, ritenute un investimento non dovuto: niente trasporto interno, riduzione di docce e spogliatoi. Sul tappeto, inoltre, la maggiorazione in straordinario con valore retroattivo. E il “decoro individuale” dei lavoratori che verrebbe attribuito all’azienda, seppure la tuta non rappresenta un dispositivo di sicurezza. Una situazione delicata, gonfia di possibili risvolti estensibili all’intero settore della metalmeccanica. Certo, siamo a una sentenza di primo grado, ma la portata del provvedimento potrebbe rivelarsi dirompente. A maggior ragione quando dalla Fismic e dalla Ugl si manifesta l’intenzione di procedere con una sorta di “class action”. Lo spiega il segretario provinciale della Ugl di Gorizia, Mauro Marcatti, dipendente di Fincantieri: «La causa vinta rappresenta un segnale positivo, che potrà avere riflessi anche sugli altri siti produttivi e a livello contrattuale. L’intenzione è quella di rimanere in stand-by in vista del rinnovo delle Rsu, anticipate a fine mese. Vorremmo comunque andare a una causa unica, che raccolga le istanze di più lavoratori». Marcatti conferma il ritorno della Ugl per il rinnovo delle Rsu: «Ci siamo anche noi, siamo già presenti in Ansaldo e in altre realtà aziendali». Potrebbe esserci uno “spostamento” di lavoratori verso i sindacati autonomi? «Potrebbe darsi», risponde Marcatti. Michele Latino, della Fismic, osserva: «Stiamo preparando altri ricorsi, abbiamo avuto diverse adesioni. Cercheremo di presentare una causa comune, pur trattandosi poi di valutazioni e conteggi soggettivi per ogni lavoratore». Anche la Failms scende in campo per il rinnovo delle Rsu. Mario Pizzolitto intanto fa sapere che sono in piedi una ventina di cause promosse dai propri iscritti. «Noi procediamo con la nostra vertenza - spiega -. Il 9 ottobre è prevista l’udienza davanti al giudice del Lavoro per il tempo-tuta, il 16 ottobre quella per il lavaggio-tuta». A chiedergli del rinnovo delle Rsu, dice: «Questa causa vinta darà fastidio alle sigle che hanno firmato l’accordo. Mi auguro che i lavoratori capiscano chi sta difendendo i loro diritti».
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