Croazia nell’Ue, nuove bordate tedesche

Influente eurodeputata Cdu: «Berlino è molto vigile. Zagabria acceleri le riforme». Westerwelle: «Niente sconti»
Di Stefano Giantin
German Chancellor Angela Merkel, center, welcomes the Prime Minister of Croatia Zoran Milanovic, right, at the chancellery in Berlin, Wednesday, Sept. 19, 2012. Milanovic is on a one-day visit to Germany. (AP Photo/Markus Schreiber)
German Chancellor Angela Merkel, center, welcomes the Prime Minister of Croatia Zoran Milanovic, right, at the chancellery in Berlin, Wednesday, Sept. 19, 2012. Milanovic is on a one-day visit to Germany. (AP Photo/Markus Schreiber)

BELGRADO. Altro che “Danke Deutschland”, indimenticabile canzone da hit parade, dedicata alla Germania dopo l’immediato riconoscimento da parte di Berlino dell’indipendenza croata. A Zagabria, anche se nessun cantautore ci ha ancora pensato, molto più calzante in questi giorni potrebbe essere una melodia basata sul ritornello “Wir bitten um Geduld”. Per favore, Berlino, abbi pazienza.

Pazienza, perché gli attacchi iniziati nel week-end con le affermazioni del presidente del Bundestag, Norbert Lammert, non accennano a diminuire d’intensità. Lammert aveva dichiarato al “Welt am Sonntag” che la Croazia «non è ancora matura» per l’ammissione nell’Ue. Se qualcuno avesse avuto dubbi sulle critiche dell’alto esponente della Cdu, ci ha pensato ieri la compagna di partito di Lammert, Doris Pack, a dissiparli. Pack, influente esponente della Cdu ed europarlamentare, che ha confermato ieri al quotidiano “Jutarnji List” le inedite perplessità tedesche verso l’entrata di Zagabria nel “club Ue”. Il messaggio lanciato da Lammert «è chiaro e non dovrebbe sorprendere il governo croato». «Dovete lavorare duramente per soddisfare le condizioni» indicate dalla Commissione europea nell’ultimo rapporto sui progressi di Zagabria verso la piena integrazione, ha aggiunto. Un rapporto, reso pubblico la settimana scorsa, caratterizzato da molte luci e qualche ombra. La Croazia, da una parte, «continua a soddisfare i criteri politici» stabiliti da Bruxelles, come la «lotta alla corruzione» e il «trattamento imparziale dei processi per crimini di guerra». Dall’altra, deve adoperarsi con forza su «dieci compiti» rimasti parzialmente non svolti. Che comprendono, tra gli altri, «la privatizzazione dei cantieri navali», il «disbrigo delle cause arretrate» nei tribunali, la prevenzione dei conflitti d’interesse. Ma ancora di più rimane da fare nel campo economico, con «necessarie urgenti riforme strutturali» che portino a maggiore stabilità economico-finanziaria. Tanto dunque, sulla “to-do list” dei prossimi mesi, da portare Pack ad affermare che «non rimane tempo da perdere». Che «l’esecutivo deve occuparsi seriamente» delle riforme, per tranquillizzare il governo e il popolo tedesco, «molto vigile sull’allargamento» dell’Ue. All’erta soprattutto «dopo le esperienze con Bulgaria e Romania», ha precisato Pack.

A Pack ha fatto eco il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, che ha assicurato, ribadendo la posizione già espressa dal governo tedesco sabato, che Berlino «vuole la Croazia nell’Ue». Ma «non saranno fatti sconti» sull’osservanza di tutti i criteri stabiliti. Sul fronte croato, da segnalare le parole del presidente Ivo Josipovic. Il Paese «entrerà sicuramente nell’Ue il primo luglio 2013, se continuerà a procedere come prescritto dal rapporto di monitoraggio della Commissione».

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