Adriaterminal, “strozzata” la crescita

Il gestore dell'azienda triestina: «Centoventi navi all’anno, ma in Porto Vecchio non ci sono più né treni, né strade, né uffici amministrativi»
Lasorte Trieste 30/10/12 - Porto Vecchio, Adria Terminal, Nave Kiran Atlantic
Lasorte Trieste 30/10/12 - Porto Vecchio, Adria Terminal, Nave Kiran Atlantic

Punta a raggiungere quest’anno il mezzo milione di tonnellate di merci movimentate e a superare il numero complessivo di 116 navi del 2011, l’Adriaterminal, l’unico vero polmone commerciale rimasto in Porto Vecchio, meta in alcuni giorni anche di un accosto contemporaneo di due navi. La recente espansione dei traffici (+8% rispetto all’anno scorso nel periodo gennaio-settembre) ha già creato qualche problema di coesistenza con l’apertura del Porto Vecchio a una più ampia gamma di attività cittadine. «É stato necessario recintare il Magazzino 27 che abbiamo in concessione - spiega Ruggero Martini, financial director di Genoa metal terminal, la società che gestisce l’Adriaterminal - perché i visitatori delle mostre allestite al Magazzino 26 si facevano in zona la passeggiata e poteva crearsi anche qualche situazione pericolosa dal momento che noi stocchiamo minerali e altre merci.»

Metalli non ferrosi, prodotti forestali e siderurgici, caffé sono le merci maggiormente trattate all’Adriaterminal dove i carichi giugono su navi provenienti dalla Grecia, dalla Turchia, dalla Russia, ma anche dall’Indonesia e dal Sudamerica e generalmente sono destinate all’Italia e all’Austria. Per l’esattezza nel 2011 sono state 480mila le tonnellate transitate in sbarco e imbarco, ma ad esse vanno aggiunte altre 308mila arrivate via terra dopo essere state sbarcate in terminal del Porto Nuovo, in particolare via container. Genoa metal terminal (Gmt), che appartiene al gruppo Steinweg fondato a Rotterdam nel 1847, è l’operatore leader in Italia nella logistica dei metalli. A Trieste è autorizzata a operare per il mercato della Borsa metalli (Lme) oltre che per quello della Borsa caffé (Liffe). Il terminal si estende su 70mila metri quadrati di cui 25mila di magazzino coperto, mentre la banchina, con fondali di quasi 12 metri, si sviluppa su 570 metri lineari.

Lo sbarco a Trieste di Gmt risale al settembre 1999 con l’apertura dell’Ufficio spedizioni sempre in Porto Vecchio. «Allora c’erano tre persone a lavorare per noi - racconta Martini - oggi abbiamo 22 dipendenti di cui 12 impiegati e 10 operai addetti alle operazioni al terminal, ma in caso di picchi di lavoro utilizziamo anche i dipendenti delle cooperative». È del febbraio 2007 l’ottenimento in concessione dell’Adriaterminal e da allora il terminalista ha già investito 2,7 milioni di euro. Recentemente l’Autorità portuale ha dato notizia di aver concesso a Gmt l’utilizzo temporaneo di un’ulteriore area proprio per rispondere alla domanda di un nuovo traffico di bramme (i semilavorati a sezione rettangolare di laminazione).

Il problema principale, ma non l’unico, è che il Porto Vecchio non dispone più di un collegamento ferroviario e, dopo il dispimpegno di Trenitalia alcuni approcci anche con Rail Cargo Austria per riattivare la linea non hanno dato esito. E del resto è la stessa visione politica e strategica del futuro di Trieste che non prevede più l’esistenza di terminal commerciali in Porto Vecchio. «Soffriamo dell’assenza di un collegamento ferroviario - accusa Martini - considerando oltretutto che l’intermodalità ferroviaria rappresenta un’alta percentuale di traffico dallo scalo triestino, e questo ci penalizza stroncando una crescita potenziale dei volumi. Sicuramente i nostri problemi dipendono dal fatto che il Porto Vecchio non è più commerciale per cui soffriamo anche dal punto di vista della viabilità e degli uffici amministrativi». Non c’è chiusura rispetto a un ipotetico trasferimento in Porto Nuovo. «A condizione però - precisa Martini - che ci vengano assegnate strutture non solo adeguate alle nostre attività, ma anche in grado di farci espandere e crescere rispetto alla situazione attuale.»

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